21 Marzo 2025

L’UCI “cancella” Nizza: il Mondiale Gravel ancora senza casa

Saltata la location 2025 per problemi logistici e di calendario. Panighel: «Organizzare un mondiale è una sfida immensa, serve un territorio pronto e una macchina perfetta».

La data prevista era il 18 e 19 ottobre, ma a febbraio l’UCI ha annunciato l’annullamento della sede dei Campionati del Mondo Gravel di Nizza. Una decisione pesante che rimette tutto in discussione e riporta l’attenzione sulle reali difficoltà che si nascondono dietro l’organizzazione di un evento di questa portata. A pesare sulla scelta sono state, secondo l’UCI, problematiche legate alla logistica e alla sovrapposizione con altri eventi nel calendario internazionale. Incuriositi da cosa si nasconde dietro l’organizzazione di un evento di tale portata, abbiamo fatto due chiacchiere con Massimo Panighel, organizzatore storico di eventi ciclistici fuoristrada e protagonista, due anni fa, di una vera e propria impresa organizzativa con il Mondiale Gravel sulle colline del Prosecco.

Panighel: «Serve una macchina organizzativa enorme e un territorio che ci creda»

«Dietro un Mondiale ci sono mesi di lavoro e la piena condivisione del progetto da parte del territorio –  dichiara Panighel non nascondendo la complessità di una sfida simile –. Non basta avere percorsi belli: serve l’appoggio delle amministrazioni, il supporto economico degli enti e degli sponsor e una macchina organizzativa rodata».

Non a caso, ricorda Panighel, qualche anno fa la licenza per un altro Mondiale venne revocata per difficoltà economiche del comitato organizzatore. Due anni fa, a settembre 2023, lui stesso si è trovato a organizzare il Mondiale Gravel in meno di 20 giorni, dopo il passaggio di consegne dalla PP Sport Events di Filippo Pozzato. «È stata una tempesta di cose da fare. Avevamo tre strade statali da attraversare e più di 450 persone coinvolte nella sicurezza. Ma alla fine ci siamo riusciti, grazie all’esperienza e a un team preparato».

Una sfida che si vince solo con un territorio pronto a raccoglierla

Secondo Panighel, il punto chiave resta la volontà del territorio di investire sull’evento, anche pensando al futuro. «Un Mondiale deve lasciare un’eredità, diventare un prodotto turistico, non un evento fine a sé stesso. Altrimenti è come costruire una pista da bob e poi vederla usata da cinquanta persone l’anno». Dal punto di vista economico, poi, i numeri sono impressionanti: «Solo la candidatura costa 420mila euro. Poi c’è la realizzazione dell’evento, altrettanto impegnativa. Noi nel 2023 abbiamo coperto il 25% del budget con le iscrizioni, ma senza il supporto di sponsor e istituzioni è impossibile».

La data cambia, i dubbi restano

Nel frattempo, l’UCI ha già riaperto il bando, indicando nuove date: il 3 e 4 ottobre. Una scelta che solleva ulteriori perplessità tra gli organizzatori, visto che il weekend successivo ci sarà il Giro di Lombardia e molti professionisti potrebbero disertare. «Anticipare significherebbe rischiare di perdere i big – spiega Panighel – .La settimana del 18-19 ottobre sarebbe stata perfetta, con la Roc d’Azur a fare da cornice. Ma evidentemente ci sono motivazioni che vanno oltre».

Ad oggi, la sede del Mondiale Gravel resta un’incognita. Ma una cosa è certa: organizzare un evento di questo calibro richiede molto più di una bella location. Serve una visione, servono investimenti e serve un territorio pronto a credere nel progetto. Come accadde due anni fa tra le colline del Prosecco, dove l’Italia si prese la scena mondiale e dimostrò cosa significa, davvero, organizzare un Mondiale.

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