Tipo di percorso: Percorso solo andata
Durata: Un giorno
Partenza: Monza
Arrivo: Dighe del Panperduto, Somma Lombardo (VA)
Località toccate: Muggiò, Paderno Dugnano, Garbagnate, Arconate (con piccola deviazione) Castano Primo
Km: 67
Dislivello: 190 metri di dislivello
Quando è meglio affrontarlo:Tutto l’anno, ma nel periodo tarda primavera/estate meglio evitare i weekend
Tipologia di bici consigliata: Gravel o bici comoda per medie distanze
Facciamo un gioco. Chiudete gli occhi: alla parola “Monza” a cosa pensate? C’è chi potrebbe vedersi a bordo di una Ferrari mentre affronta la variante Ascari in autodromo, altri potrebbero immaginare una passeggiata nel Parco di Monza, altri ancora magari si vedrebbero imbottigliati nel traffico per raggiungere il capoluogo brianzolo. Ma quanti alla parola “Monza” penserebbero alle acque del Canale Villoresi?
Un’opera ingegneristica – progettata da Eugenio Villoresi a fine Ottocento – che permette l’afflusso delle acque del fiume Ticino, che scorre dalla Valle Leventina (Svizzera) fino a Pavia, nella pianura brianzola. Lungo questo canale corre da più di 10 anni la ciclabile del Canale Villoresi: un percorso che ha visto la luce in occasione dell’EXPO 2015, realizzato all’interno del progetto “Le vie d’acqua”.
Il nostro lettore Paolo ci ha inviato questa traccia che parte dal centro di Monza e risale questo canale, fino ad arrivare sulle sponde del fiume Ticino, alle dighe di Panperduto. Hai fatto un giro gravel che vuoi condividere con i lettori e le lettrici di Gravel Magazine? Compila il modulo dedicato per segnalarcelo, diventerà un nuovo articolo per ispirare nuovi viaggi e nuove pedalate.
Uscire da Monza e perdersi tra natura e ville
Questo percorso parte sulle sponde di un altro corso d’acqua. Siamo sui ponticelli che a Monza attraversano il fiume Lambro, sul confine meridionale del Parco di Monza. Usciamo dalla città grazie alla ciclabile di Viale Cesare Battisti e dopo una svolta a sinistra al Rondò dei Pini siamo subito sul Canale Villoresi.
L’acqua e gli alberi nascondono i centri abitati che uno dopo l’altro si susseguono lungo il percorso. Dopo 12 km si arriva a Palazzolo Milanese (frazione di Paderno Dugnano), dove incrociamo un altro fiume, in questo caso il Seveso. Lo si attraversa grazie al ponte ciclabile del Parco del Borghetto, se nel nostro caso vogliamo passare dal centro abitato; mentre se vogliamo seguire per filo e per segno il canale Villoresi allora dobbiamo tirare dritti verso la piccola cascata del Saltagatt: il ponte che l’attraversa durante la Seconda Guerra Mondiale fungeva da ritrovo per i partigiani.
Noi prendiamo la deviazione per il centro di Palazzolo Milanese e passiamo davanti alla stazione. Ma per il treno c’è ancora tempo. Ritorniamo sul Canale Villoresi da Via Camillo Benso Conte di Cavour. Per circa 3 km pedaliamo immersi nel verde prima di incontrare Garbagnate Milanese e Lainate. Qui consigliamo una sosta a Villa Litta. Costruita per volere del marchese Pirro Visconti Borromeo a cavallo tra il Seicento e il Settecento, è ancora oggi un gioiello architettonico, con il suo ninfeo e i giochi d’acqua. Non potrete non notarla al km 25 di questo percorso.
Un’altra splendida villa settecentesca è Villa Arconati, a Bollate. Questa visita però richiede una deviazione: al km 19, una volta arrivati alla stazione ferroviaria Garbagnate-Parco delle Groane, va preso il percorso Via d’Acqua Nord, che in una manciata di kilometri vi porterà di fronte a questo capolavoro di epoca barocca.
Gli unici incroci che troverete pedalando lungo il Canale Villoresi sono quelli acquatici. Al km 30, a Nerviano, incrociamo infatti il fiume Olona. Costeggiamo successivamente il Parco del Roccolo a Busto Garolfo. Non ci sono “cops” – ricordate gli sketch di Aldo, Giovanni e Giacomo? – a fermarci e allora proseguiamo verso Castano Primo.





Attraverso il Parco Regionale della Valle del Ticino
L’abitato di Castano Primo è la porta d’ingresso al Parco Regionale della Valle del Ticino. Siamo al km 47. Dall’altro lato dell’alzaia del canale non si intravedono più palazzine ma solo alberi. A Nosate potremmo deviare a sinistra e andare a prendere la ciclabile asfaltata del Naviglio Grande, ma ovviamente preferiamo stare sul fondo battuto e proseguiamo in direzione Tornavento.
Con una piccola deviazione nel centro abitato di Tornavento si può raggiungere il belvedere, dal quale ammirare i luoghi di origine di tutti questi corsi d’acqua che ci hanno accompagnato finora. Con un cielo limpido si può infatti ammirare la catena delle Alpi, dal Monte Rosa al Monviso.
A Tornavento si prende una piccola deviazione per scendere dal Canale Villoresi al Canale Industriale. Questo passaggio permette di inserire un tratto più selvaggio all’itinerario, rimanendo paralleli al Villoresi. Si entra in un tratto di single track ben battuto, passando davanti anche al Mulino di Ferno, ormai abbandonato.
Alla nostra destra c’è l’aeroporto di Malpensa, ma noi non atterriamo e continuiamo a volare verso Panperduto. Negli ultimi kilometri si pedala esattamente in mezzo a due canali, quello industriale e il Villoresi, per poi attraversare la Brughiera di Sotto e arrivare finalmente alle Dighe del Panperduto, a Somma Lombardo.
Una volta alle Dighe del Panperduto si può visitare il complesso della diga e dell’opera di presa, oltre al Museo delle Acque Italo Svizzere. Per i più piccoli – ma non solo – c’è il Giardino dei Giochi d’Acqua e, se avete in mente di proseguire a pedalare, potete anche soggiornare nel b&b adiacente le dighe.
Sul nome – singolare – di questa località si dice arrivi dal modo di dire «Em perdù’l pan da la giurnada!» («Abbiamo perso il pane della giornata»), usato dai barcaioli nell’Ottocento per indicare quel tratto d’acqua che – prima della costruzione della diga – era contraddistinto da rapide e massi affioranti che provocavano il ribaltamento delle imbarcazioni e la perdita dei carichi.
Noi siamo arrivati qui con gli occhi carichi di bellezza, e nessuna cascata potrà farci perdere ciò che abbiamo vissuto in questi 66 km.
Suggerimenti (consigli tecnici, dove alloggiare/mangiare)
Il percorso non presenta fondi particolarmente danneggiati. Una gravel o bici comoda da medie distanze è più che sufficiente. Per questo percorso sono stati usati dei pneumatici WTB 700c/40 Nano Tubeless.
Si attraversano diversi centri abitati ma è comunque consigliato portarsi dietro acqua, barrette energetiche ed eventualmente un panino.
Proprio perché si passa da più centri abitati, a volte la ciclabile è interrotta da cantieri. È meglio scaricare la traccia e utilizzare per il percorso un navigatore GPS.
Il percorso proposto è linare. Se volete tornare indietro a Monza consigliamo di rifare la strada a ritroso. A circa 5 km dalle Dighe del Panperduto c’è la stazione ferroviaria di Somma Lombardo, da cui si può prendere il treno per tornare a Monza, facendo cambio a Milano Porta Garibaldi.