Se sei un appassionato di ciclismo e pensi al nord della Francia, la mente corre subito alle pietre della Parigi-Roubaix, ma spostandosi poco più a nord-ovest rispetto al velodromo più famoso del mondo si può scoprire un territorio speciale. È questo il cuore del bikepacking gravel di una coppia di ciclisti, Beatrice Mezzocolli e Francesco Rebecchi, che hanno attraversato Normandia e Bretagna, da Rouen a Saint-Malo, fino ad approdare a Jersey.
Lungo la strada Beatrice e Francesco hanno dato al loro viaggio un nome – Galette au vélo – derivato dall’unione dell’espressione francese balade a vélo (ovvero “giro in bicicletta”) con la galette, ovvero la crespella di grano saraceno farcita. Un nome e un’identità visiva ben precisa, con tanto di sticker, che racchiude in tre parole la loro passione per la bicicletta e per il viaggio in tutte le sue forme, anche quelle culinarie.
Scoprire la storia del viaggio in gravel di Beatrice e Francesco nel nord della Francia è l’occasione per scoprire territori da cartolina da una nuova prospettiva. Un viaggio lento, attraverso posti famosi come Mont Saint-Michel e perle nascoste come i boschi lungo il corso della Senna, che in una settimana sa sorprendere ad ogni tappa.
Perché pedalare in Normandia?
A spingere una torinese (Beatrice) e un valdostano (Francesco) sulle coste frastagliate che si affacciano sulla Manica sono stati i ricordi. Tutto parte infatti dalle memorie d’infanzia di Francesco. È lui che ha proposto a Beatrice di pedalare in Normandia e Bretagna, per rivivere, questa volta in sella alle loro biciclette, un viaggio fatto da piccolo.
«Avrò avuto 6, 7 anni. Ovviamente non ero stato in bici e mi piaceva l’idea di vederla in bici tutta sulle nostre gambe, fermandoci con la nostra tenda e risalendo la Senna», esordisce al telefono Francesco. La sua proposta è stata accolta positivamente da Beatrice perché anche lei, in realtà, era legata a questi luoghi: «Per un anno avevo vissuto ad Amiens, vicino Rouen. Lì avevo una bici, per un periodo avevo fatto dei giretti in quella zona e ne avevo un ottimo ricordo».
Fin da subito la Normandia si è mostrata in tutta la sua bellezza. «La prima tappa è stata una delle più belle» racconta Beatrice, «perché lungo la Senna non ci sono ponti e per attraversarla si prendono le bac, una sorta di battello-ponte. Partono ogni mezz’ora e ci mettono 5 minuti a farti attraversare. A me è piaciuto tantissimo».
Non sono mancate tuttavia le difficoltà, legate in particolare alle piogge costanti e alle raffiche di vento, che hanno reso ancor più speciale quello che, per entrambi, era il primo viaggio lungo in bikepacking. Spiega infatti Beatrice: «Noi siamo abituati a fare giri medio-lunghi anche con più dislivello. Lì il dislivello non era molto, ma alla fine con tutto il carico ogni minima salita la sentivi. Una cosa che non avevamo considerato era il tantissimo vento. A volte andavamo ai 15 km/h perché c’era troppo vento. Rallentava tantissimo e alla fine ero stremata».
Nonostante questo Francesco spiega che non c’è paragone tra viaggiare in bicicletta e in auto: «In macchina giri di più le città, visiti di più un posto e questo diventa di più tuo se ci stai 3, 4 giorni. Andando in bici secondo me vivi molto più intensamente e senti molto di più di viaggiare, di fare un’avventura. Anche il fatto di dormire in tenda e portarsi tutto sulla bici ti fa sentire molto di più libero».
Il gusto di Normandia e Bretagna
«Un’altra cosa che volevamo fare era la rassegna delle galette, perché a me piacciono tantissimo e tra l’altro essendo celiaca era l’unica cosa che potevo mangiare» esordisce Beatrice quando iniziamo a parlare del nome dato al viaggio.
La Normandia per Beatrice ha il sapore di una galette con formaggio di capra, miele e noci mangiata a Honfleur, mentre per Francesco quella di una galette con la Andouille (salsiccia di maiale tipica della Normandia), mele candite, camembert e miele presa a Rouen. Ma nel loro viaggio non sono mancate anche degustazioni di ostriche e cucinate improvvisate in tenda, come la carbonara «da veri italiani», racconta ridendo Francesco.
Il gusto del nord della Francia non sta solo concretamente nelle crespelle di grano saraceno, ma anche nei paesaggi offerti dai single track nei boschi lungo la Senna e vicino Etretat, che hanno sfamato gli occhi di Beatrice e Francesco. «Un altro punto che mi ha veramente sorpreso è stato Mont Saint-Michel» aggiunge Beatrice. «Non mi aspettavo che la baia fosse così sconfinata. Quando siamo arrivati c’era la bassa marea e si riusciva a pedalare tanto. Davanti non vedi niente, hai sabbia e mare all’orizzonte. Con il tramonto era proprio bello».
Biciclette, battelli e treni
Il viaggio di Beatrice e Francesco non è stato solo un’avventura su due ruote. Per arrivare a Rouen hanno preso due treni, scontrandosi anche con le condizioni di viaggio della TGV – il servizio ferroviario ad alta velocità – per i cicloviaggiatori. «È la parte di organizzazione più difficile» commenta Beatrice. «Stando alle regole del TGV francese bisognava togliere entrambe le ruote della bici» continua, spiegando che loro viaggiavano invece con le sacche idonee per i viaggi in Frecciarossa, che permettono di smontare solo una ruota.
«Informalmente non ci sono regole. Devi mettere le bici in un posto che non sia scomodo e che non impedisca il passaggio della gente» chiosa però Francesco. Se la tratta fino a Parigi è stata più complicata, ben più comodo è spostarsi dalla capitale francese verso la Normandia, spiega Beatrice: «La linea per la Normandia è sempre alta velocità però le bici le puoi tenere montate».
Dai treni poi la coppia è passata ai battelli. Prima i bac, per attraversare la Senna, e infine il traghetto per arrivare a Jersey. «La nostra idea era di stare tre giorni in quelle isole, ma abbiamo avuto dei problemi logistici con i mezzi di trasporto» racconta Beatrice. Con la Brexit infatti il numero di battelli tra l’isola di Jersey e la cittadina francese di Saint-Malo è calato drasticamente, rendendo molto complicato incastrare gli spostamenti tra Bretagna, Jersey e Guernsey, l’altra isola nella Manica.
«Visitare Jersey è stato pazzesco» racconta Beatrice, che ha ancora fame di quell’atmosfera «un po’ atlantica e a tratti anche mediterranea, mentre all’interno sembrava di essere in piena campagna inglese», come sottolinea Francesco.
Per questo il problema dello spostamento con i traghetti è diventato involontariamente uno stimolo per trasformare Galette au vélo nel primo tassello di un itinerario ancora più ampio. Le loro gravel così sono pronte a tornare su quelle strade, puntando però ancora più a nord. «Ci è venuta voglia di Inghilterra e vorremmo arrivare in Scozia!» è la frase con cui Beatrice termina la nostra conversazione.
Un altro viaggio per sorprendersi, per creare – chissà – una rinnovata identità visiva e costruire ricordi.
Le tappe di Galette au vélo
Giorno 1: Rouen-Campeggio Paradis des Oiseaux (Vatteville-La-Rue), 78,1 km, 222 metri di dislivello;
Giorno 2: Campeggio Paradis de Oiseaux-Etretat, 103,8 km, 699 metri di dislivello;
Giorno 3: Etretat-Honfleur, 59,9 km, 387 metri di dislivello;
Giorno 4: Honfleur-Courseuilles sur Mer, 90,8 km, 501 metri di dislivello;
Giorno 5: Couseuilles sur Mer-Isigny sur Mer, 70,9 km, 466 metri di dislivello;
Giorno 6: Isigny sur Mer-Bayeux (treno per Mont Saint-Michel), 46,2 km, 297 metri di dislivello;
Giorno 7: Mont Saint Michel-Saint Malo, 56,6 km, 216 metri di dislivello;
Giorno 8: anello costiero isola di Jersey da St. Martin, 68,4 km, 739 metri di dislivello;
Giorno 9: anello isola di Jersey da St. Martin passando da St. Saviour, 50 km, 667 metri di dislivello;
Suggerimenti (consigli tecnici, dove alloggiare/mangiare)
I consigli principali di Beatrice, per affrontare la Normandia e la Bretagna in gravel, sono tre:
- Abbigliamento impermeabile – «Bisogna avere qualcosa di impermeabile. Noi abbiamo beccato pioggia tutti i giorni»;
- Studiare bene le previsioni meteo – «Bisogna sempre avere un’opzione B per la notte. Dormivamo in tenda, ma una notte siamo andati a dormire in un airbnb perché era prevista pioggia torrenziale»;
- Fare scorte, dato che sia cibo che acqua non si trovano dappertutto – «Non è che si trovasse molto. Quindi se non avevi nulla e ti veniva fame dovevi aspettare di arrivare in una città. Vale anche per l’acqua, in Francia non ci sono fontanelle».
Per raggiungere Rouen Beatrice e Francesco hanno viaggiato in treno da Bellegarde, cambiando a Parigi. Le disposizioni sui TGV – sulla tratta Bellegarde-Parigi – prevedono di utilizzare la sacca per il trasporto bici con entrambe le ruote smontate. Da Parigi verso la Normandia, pur essendo una linea ad alta velocità, le bici possono essere caricate senza bisogno di smontare le ruote. Se non si riesce a prenotare il posto nel vagone biciclette, come capitato a Beatrice e Francesco, si può comunque salire a bordo a patto di non intralciare gli altri passeggeri. Al ritorno «c’era la zona riservata alle bici vuota con le corde con cui legare la bici» racconta Francesco.
Lungo tutta la costa normanna e bretone corre la Vélomaritime, da Roscoff a Dunkerque. Si tratta del primo pezzo dell’EuroVelo 4, che arriva fino a Kiev (Ucraina) passando anche da Belgio, Germania, Repubblica Ceca e Polonia. Beatrice e Francesco si sono basati su questo itinerario apportando diverse modifiche perché secondo Francesco «fai un sacco di strada in più». «Komoot ci diceva di passare per dei sentieri lungo il mare che non erano proprio pedalabili, ma sono stati comunque i pezzi più belli» garantisce Beatrice.