Marco Canola prende in mano una scarpa, la osserva con attenzione, la piega leggermente e inizia a fare domande. «Quanti chilometri fai? Hai mai avuto fastidi al ginocchio? Alla schiena? Al piede?» È in quel momento che capisci una cosa: la bicicletta, per lui, viene dopo. Prima viene il corpo. E forse è proprio questa la rivoluzione di Marco.
Chi lo ha seguito durante la sua carriera professionistica lo ricorda con la maglia Bardiani-CSF, le vittorie al Giro d’Italia, quelle costruite con coraggio e la tenacia che lo hanno portato sempre a inseguire i suoi ideali. Ma parlare soltanto del corridore significherebbe raccontarne appena una parte. La seconda vita di Marco Canola è probabilmente ancora più interessante della prima.
Terminata la carriera agonistica, invece di limitarsi ad aprire un negozio di biciclette, ha scelto una strada diversa. Ha fondato Hubbici, un centro dedicato alla biomeccanica e alla messa in sella, e successivamente Hub The Project, uno spazio in cui il ciclismo viene affrontato nella sua interezza: tecnica, preparazione, materiali, posizione, prevenzione e benessere.
Se Marco dovesse dare un consiglio a ogni ciclista prima ancora di pensare a cambiare bicicletta, inizierebbe dalle scarpe, perché rappresentano il primo punto di contatto con la bici, e dalle tacchette, la cui posizione influenza tutta la catena cinetica. Poi la sella, da scegliere in base all’anatomia e non alle mode, manubrio e attacco, fondamentali per distribuire correttamente i carichi. Infine la posizione complessiva, costruita sulle caratteristiche della persona e non su misure standard. Sono elementi meno appariscenti di un nuovo telaio, ma spesso molto più determinanti per il comfort, la salute e anche per la prestazione.
Scegliere la sella giusta
Osservando la mia bici, Marco nota subito un particolare che nessuno mi aveva mai fatto notare: la sella montata è un modello pensato principalmente per una conformazione maschile. Mi spiega come la forma della parte posteriore, il sostegno delle tuberosità ischiatiche e la distribuzione dei carichi possano modificare completamente il comfort, soprattutto nelle uscite molto lunghe.
Non è semplicemente una questione di morbidezza. È una questione di anatomia. Quando un ciclista avverte fastidio dopo qualche ora in sella, la reazione è quasi sempre la stessa: cerca una sella più morbida. È una scelta comprensibile. Se qualcosa fa male, istintivamente pensiamo che serva più imbottitura. Eppure, secondo Marco Canola è proprio questo uno degli errori più frequenti: «La comodità non dipende dalla morbidezza. Dipende dal fatto che il tuo corpo sia sostenuto nel modo corretto».
È una frase che racchiude gran parte della filosofia con cui oggi affronta ogni messa in sella. Dopo anni trascorsi nel ciclismo professionistico, Canola ha cambiato prospettiva: non parte più dalla bicicletta, ma dalla persona che dovrà utilizzarla. Per questo, durante una visita biomeccanica, la sella non viene scelta in base alla marca, al prezzo o alle mode del momento, ma in base all’anatomia del ciclista.
Non esiste la sella migliore
Negli ultimi anni il mercato ha proposto selle sempre più leggere, corte, larghe, con scarichi centrali, imbottiture differenziate e materiali innovativi. Ogni azienda promette maggiore comfort e migliori prestazioni. Il problema è che molti ciclisti cercano una risposta universale a una domanda che universale non è.
«La sella perfetta non esiste. Esiste la sella giusta per quella persona». Questa è probabilmente la prima cosa che Marco cerca di far capire a chi entra nel suo studio. Ogni corpo racconta una storia diversa. Cambiano la larghezza del bacino, la mobilità articolare, la flessibilità della colonna vertebrale, la posizione che si assume sulla bici e persino il tipo di uscite che si affrontano.
Chi pedala prevalentemente su strada in posizione molto raccolta avrà esigenze differenti rispetto a chi pratica gravel o bikepacking e trascorre molte ore con un assetto più rilassato. Pensare che lo stesso modello possa andare bene per tutti significa ignorare il fattore più importante: il corpo.
Le tuberosità ischiatiche: i due punti che fanno la differenza
Quando ci sediamo sulla bicicletta, il peso del corpo dovrebbe essere sostenuto principalmente dalle tuberosità ischiatiche, le due prominenze ossee che comunemente vengono chiamate “ossa del sedere”.
Se la sella è troppo stretta, queste strutture non trovano un appoggio corretto e il peso tende a scaricarsi sui tessuti molli. Se invece è troppo larga, può limitare il movimento della pedalata e creare sfregamenti continui nella parte interna delle cosce. La larghezza della sella non è quindi una questione estetica, ma biomeccanica.
Per questo Marco dedica particolare attenzione alla valutazione dell’appoggio del bacino. Non basta conoscere la misura delle tuberosità ischiatiche: bisogna capire anche come quel bacino ruota durante la pedalata, quanto è mobile e quale posizione assume il ciclista nelle diverse fasi dello sforzo. Sono dettagli invisibili a occhio nudo, ma decisivi dopo molte ore consecutive in sella.
Uomo e donna non pedalano allo stesso modo
Durante la nostra chiacchierata emerge anche un altro tema spesso sottovalutato: la differenza anatomica tra uomo e donna. Molte cicliste continuano a utilizzare selle progettate principalmente per una conformazione maschile, senza chiedersi se siano davvero adatte al proprio corpo. Marco osserva la mia bicicletta e nota subito il modello montato.
Mi spiega che la forma della parte posteriore, la larghezza dell’appoggio e il modo in cui il peso viene distribuito possono cambiare sensibilmente il comfort nelle uscite più lunghe.
Negli ultimi anni i produttori hanno sviluppato modelli specifici per il bacino femminile, ma il concetto rimane lo stesso: non basta scegliere una sella “da donna”. Bisogna scegliere quella adatta a quella persona. Ogni corpo è diverso.
Una buona sella regolata male diventa una cattiva sella
Molti ciclisti sostituiscono continuamente il modello senza intervenire sulla regolazione. È un errore: l’altezza, l’arretramento e perfino pochi gradi di inclinazione modificano completamente il modo in cui il corpo scarica il peso. Una sella leggermente inclinata verso il basso può aumentare lo scivolamento del bacino, costringendo le braccia a sostenere parte del peso del busto. Al contrario, una punta troppo alta può aumentare la pressione nella zona perineale e creare fastidi già dopo poche ore.
Anche l’arretramento cambia il modo in cui lavorano glutei, quadricipiti e muscolatura posteriore della coscia. Per questo motivo Marco non regola mai un solo parametro. Ogni modifica viene valutata insieme alle altre. La posizione è un equilibrio.
Quando il dolore non nasce dalla sella
Una delle cose più interessanti emerse durante l’incontro riguarda proprio l’origine del dolore. Molti ciclisti attribuiscono automaticamente il fastidio alla sella. In realtà la causa potrebbe trovarsi altrove: un piede che lavora male, una tacchetta posizionata in modo scorretto, una differenza di mobilità tra i due lati del bacino, un dislivello eccessivo tra sella e manubrio.
Tutti questi elementi modificano il modo in cui il corpo si appoggia sulla bicicletta. La sella diventa semplicemente il punto in cui il problema si manifesta, non necessariamente quello in cui nasce.
Come capire se la sella è davvero quella giusta
Secondo Marco Canola, esistono alcuni segnali che meritano attenzione:
- fastidio che compare sempre dopo un tempo preciso di pedalata;
- necessità continua di cambiare posizione sulla sella;
- intorpidimento nella zona perineale;
- dolore localizzato sempre nello stesso punto;
- sfregamenti anomali o usura irregolare del pantaloncino.
Non sono necessariamente sintomi di una sella sbagliata, ma rappresentano un invito a verificare l’intera posizione in bici.
Il comfort è una conseguenza
Alla fine della visita mi rimane impressa una sensazione. Per anni abbiamo imparato a scegliere una sella chiedendoci se fosse morbida, leggera o bella da vedere. Marco ribalta completamente la prospettiva. La domanda giusta non è quale sella acquistare.
La domanda è: “Di cosa ha bisogno il mio corpo?”. Perché il comfort non si compra, si costruisce. Ed è proprio questa la differenza tra cambiare una sella e trovare davvero il proprio equilibrio sulla bicicletta.
Foto: Riccardo Framarin e Alessia Babetto