19 Novembre 2025

Occhiali per ciclismo: quando performance ed estetica viaggiano in tandem

Proteggersi da raggi UV… ma con stile. Il mercato degli occhiali da sole per il ciclismo ha subìto un’importante evoluzione, fino a diventare un must-have. Scopriamo le ultime tendenze per l’off-road e il gravel.

Occhiali da sole per ciclismo: una storia secolare dal sapore italiano

Risale ai primi anni del Novecento l’utilizzo da parte di ciclisti professionisti di occhiali da sole per proteggersi da agenti esterni e dai raggi UV durante le competizioni. Si trattava, come testimoniano le rare foto dell’epoca, di modelli simili a quelli degli aviatori: fatti di pelle e lenti in vetro, si indossavano come una mascherina, risultando pesanti e scomodi. Ciononostante, questi primissimi modelli, sintomo di pura necessità pratica, furono la testimonianza dell’inizio di un vero e proprio business. Uno dei precursori degli occhiali da sole in sella fu l’italiano Fausto Coppi. Il “Campionissimo”, infatti, non solo fu uno dei primi ciclisti a indossare gli occhiali in gara, ma li rese il suo tratto distintivo. Coppi divenne iconico, sfoggiando in corsa i suoi Ray-Ban Aviators come una star del Cinema e contribuì a diffondere il loro uso non solo come protezione, ma per pura estetica, spalancando le porte del ciclismo alla moda. Ecco che, negli anni ‘50, alcuni dei brand più in voga, tra cui Carrera, iniziarono a sviluppare occhiali sportivi con l’obiettivo di garantire maggior comfort e leggerezza, integrando tecnologie innovative come le termoplastiche e le lenti intercambiabili.​

Una rivoluzione tecnologica e stilistica per il ciclismo su strada…

Un importante salto evolutivo avvenne nel 1975 con l’ingresso di Oakley nel mondo degli occhiali sportivi. Grazie a materiali innovativi e design grintosi, gli occhiali diventarono più leggeri, resistenti e con una migliore visione periferica, caratteristiche fondamentali per il ciclismo ad alto livello. Il modello “Eyeshade Spectrum” e successivamente il “M Frame” entrarono nella storia, scelti anche da campioni come Greg LeMond. Anche le lenti subirono un glow-up: l’introduzione del rivestimento Iridium, migliorò la modulazione della luce e la protezione dai riverberi, aumentando comfort ed efficacia visiva.​

Negli ultimi anni, dal solo strumento tecnico, gli occhiali da ciclismo sono diventati un accessorio di stile riconosciuto sulle passerelle e nella moda urbana. Il design moderno, infatti, ha saputo coniugare funzionalità e tendenze estetiche, presentando modelli capaci di integrarsi con outfit non solo di alta moda, ma anche quotidiani, grazie a forme futuristiche, colori audaci e qualità dei materiali.

… e per quello off-road

Come abbiamo visto in un precedente articolo, esiste occhiale e occhiale. Se, infatti, è vero che molti accessori utilizzati per il ciclismo da strada sono perfetti anche per il gravel, nel caso dell’occhiale da sole è necessario prestare maggiore attenzione. Per il ciclismo off-road, come il gravel e la mountain bike, infatti, gli occhiali devono non solo proteggere dal sole, ma anche da urti, polvere, sassi e rami. È necessario, perciò, che siano costruiti con materiali ultra-resistenti agli impatti, ma al contempo leggeri, ancor meglio se dotati di lenti fotocromatiche per adattarsi rapidamente ai cambiamenti di luce. Il design ergonomico prevede una calzata sicura e confortevole, con sistemi che garantiscono stabilità anche sui terreni più accidentati. Le lenti devono migliorare il contrasto del terreno per agevolare l’individuazione di ostacoli, per garantire nitidezza e fedeltà visiva senza distorsioni.​

Oggi scegliere un occhiale da ciclismo off-road significa valutare:

  • resistenza agli urti e protezione laterale;
  • qualità e tecnologia delle lenti (filtraggio UV, fotocromaticità, nitidezza e contrasto)
  • comfort e stabilità della calzata anche su terreni accidentati;
  • design moderno, che sposi sia prestazioni tecniche sia uno stile personale distintivo.

Out Of: dalle piste da sci agli sterrati, ma con stile

Ma quali sono, oggi, i brand e i modelli in trend? Per rispondere a questa domanda abbiamo incrociato i risultati dei motori di ricerca con quelli dei social media (luogo in cui performance ed estetica vanno a nozze) e ci siamo imbattuti nei fratelli Righi, ideatori di Out Of. Il giovanissimo marchio bresciano, infatti, si sta facendo largo spazio nel mercato delle lenti per occhiali da outdoor, proponendo soluzioni funzionali, belle e, soprattutto, altamente innovative. Abbiamo provato personalmente i loro nuovi modelli Piuma e Rams e, con l’occasione, abbiamo fatto due chiacchiere con Laura Righi per scoprire le novità di settore, i possibili scenari per il prossimo futuro e le applicazioni gravel-friendly dei prodotti Out Of.  

«Out Of è nata quasi per gioco, come una sfida tra noi, spinti dall’amore per lo sci e dalla volontà di presentare qualcosa di nuovo in un settore che sembrava bloccato, quello dell’ottica – spiega la CMO –. Così ci siamo chiusi in laboratorio e ne siamo usciti con un progetto ambizioso, molto Out Of Mind (da qui l’origine del nome del brand NdR), che è partito con lo studio di lenti fotocromatiche e polarizzate ed è velocemente arrivato a sviluppare soluzioni con cristalli liquidi senza batteria. Ci siamo guardati e abbiamo pensato “perché non applicare l’high tech e le conoscenze acquisite lavorando sulle maschere, anche nell’occhiale da running e ciclismo?”. Così sono nati i BOT e ora le novità, Piuma e Rams, che uniscono leggerezza estrema, ma al contempo stabilità, protezione e rapida adattabilità alla luce».

Il tutto, in due occhiali che strizzano l’occhio (perdonate il gioco di parole) alle esigenze estetiche del momento. «Per noi, performance e estetica devono andare di pari passo – sottolinea Laura –. Non basta creare un prodotto tecnologicamente avanzato: se la maschera nasconde, l’occhiale deve esaltare e, in un certo modo, definisce chi siamo. Ecco perché abbiamo studiato ogni dettaglio, dalla calibrazione delle lenti alle forme dell’astina, per offrire agli atleti, anche a quelli che praticano l’off-road, strumenti che migliorano la performance senza compromettere il comfort».

Obiettivamente, si tratta di due modelli davvero validi, che soddisfano senza dubbio anche le esigenze di un/una cicloturista:

  • Il Piuma, grazie alla combinazione di fotocromatico tradizionale e polarizzato nella stessa lente, permette rapida adattabilità alla luce, bloccando, al contempo, i riverberi. Il risultato è una lente molto riposante e più scura, che tuttavia torna completamente trasparente con il calare della luminosità (interna o esterna che sia). Ma il vero asso nella manica del modello Piuma sono i suoi soli 16,8 grammi, (attualmente l’occhiale più leggero al mondo). Risultato raggiunto grazie al DNA in fibra di carbonio.
  • Il Rams, che abbiamo ricevuto nella versione in pendant con la palette di Gravel Magazine, punta, invece, sulla componente di comodità, robustezza e solidità, senza dimenticare il design, decisamente più futuristico e con una lente molto coprente e resistente, grazie al trattamento idrofobico e oleofobico applicato all’esterno.

Guardando avanti, Laura anticipa: «Il futuro degli occhiali da bici sarà sempre più smart. Basti pensare al caso dei Ray-Ban Meta: dall’integrazione di fotocamera e altoparlanti per realizzare e riprodurre audio-video, si è rapidamente arrivati a funzionalità tecnologiche di realtà aumentata e AI. Il modello più recente, per esempio, permette di interagire con lo spazio circostante, chiedere informazioni o indicazioni gps. Ben consapevoli di questa tendenza, il nostro obiettivo è mantenere l’equilibrio tra innovazione e stile, per creare prodotti che siano non solo efficienti, ma che conservino un’identità e non rimangano un semplice “fuoco di paglia”. Insomma, siamo entrati nel mercato per restarci, motivo per cui siamo in costante ricerca di qualcosa sempre nuovo, anche quando questo all’inizio sembra completamente Out of Mind».

Credits foto: Matteo Castagna

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