Tipo di percorso: Percorso solo andata
Durata: Più giorni
Partenza: Vicenza
Arrivo: Castello di Matilde di Canossa, Canossa (RE)
Località toccate: Vicenza, Longare, Ponte di Castegnero, Ponte di Nanto, Ponte di Mossano, Sossano, Cologna Veneta, Minerbe, Legnago, Bergantino, Melara, Revere, Ostiglia, Quingentole, Quistello, Moglia, Rolo, Correggio, Bagnolo in Piano, Castelnovo di Sotto, Nocetolo (primo giorno); Nocetolo, Caprara, Calerno, Montecchio Emilia, San Polo d’Enza, Grassano, Canossa, Salvarano, Montecavolo, Rivalta, Reggio Emilia (secondo giorno)
Km: 240
Dislivello: 896 metri di dislivello
Quando è meglio affrontarlo: Primavera-autunno
Tipologia di bici consigliata: Gravel con copertoni da 38-40 mm
Tutto è iniziato in aula, qualche settimana prima di Pasqua. Stavo facendo lezione nella mia cara 1^C, un libro di storia aperto sul banco e un nome che suonava lontano: il Castello di Canossa. Stavamo parlando di Matilde di Canossa, una figura capace di tenere insieme potere politico, fede e strategia in uno dei momenti più complessi del Medioevo. A un certo punto, la domanda: «Ma esiste davvero? E dove si trova?».
Abbiamo cercato insieme. Da Vicenza, seguendo la pianura, attraversando il fiume Po e risalendo verso l’Appennino. Una linea sottile sulla carta, quasi astratta. «Ci vado – ho detto – e poi ve lo faccio vedere davvero, il castello della nostra prima donna importante, Matilde». E quella frase, davanti a loro, ha preso forma.
La sera stessa ho aperto Komoot e ho costruito una traccia organizzata in due giorni, senza cercare scorciatoie: passaggi tra campagne, argini, strade bianche e secondarie, con l’idea di attraversare il territorio più che attraversarlo velocemente. Sono partita da sola, all’alba. I primi chilometri scorrono familiari, tra le strade del Vicentino, poi, lentamente cambia tutto. La pianura si allarga, i paesi si diradano, e il viaggio prende una sua autonomia.
Quando pedali sapendo che non tornerai a casa la sera, cambia il modo in cui guardi le cose. Ogni tratto diventa parte di un racconto più grande. Non è più allenamento, è direzione. Puoi partire carico di emozioni che non ti appartengono, ma compiendo quel movimento così ricorsivo ed equilibrato, un po’ alla volta, lasci tutto il peso per terra, guardi sù e ti senti nuvola, con i piedi staccati dal terreno e la mente aperta ad accogliere le meraviglie che vedi di fronte a te.
Dal Po all’Appennino: sterrati, silenzio e una sosta che resta
La prima giornata è un passaggio progressivo tra paesaggi. Si lascia il Veneto per entrare in Emilia, seguendo strade secondarie e tratti ghiaiosi che scorrono tra campi aperti, filari e piccoli centri abitati. Il passaggio sul Fiume Po segna una soglia precisa: oltre, la luce cambia, l’aria diventa più ferma, e il territorio inizia lentamente a muoversi. Ho percorso tutta la Treviso – Ostiglia, dunque le strade scelte sono sempre state sicure, accompagnate da una attenta segnaletica. Non sono mancati momenti di puro gravel, dunque strade bianche e argini che costeggiano il grande fiume.
Il fondo è vario, mai monotono: ghiaia compatta sugli argini, tratti più sconnessi che richiedono attenzione, asfalto secondario che permette di rilanciare. È un continuo adattamento, che tiene viva la pedalata. Pedalando da sola, ogni suono diventa più presente: le ruote, il respiro, il vento che cambia direzione.
Entrando nell’entroterra emiliano vedo all’orizzonte gli Appennini: imponenti, maestosi. MI rendo conto che pedalando si può davvero arrivare ovunque.
Nel tardo pomeriggio arrivo all’Agriturismo La Brezza, incastonato tra le colline. È uno di quei luoghi che non incontri per caso se non stai viaggiando lentamente. L’accoglienza è meravigliosa, semplice, familiare. C’è chi dice che una ragazza debba temere ad affrontare un viaggio così lungo da sola e so che le ragioni sono concrete e valide, ma io in questo viaggio mi sono sempre sentita a casa. La bici trova posto in un capanno, al sicuro, pronta ad affrontare il giorno seguente.
La cena è profondamente emiliana: tortelli fatti in casa alle erbette e gnocco fritto. Piatti che non cercano reinterpretazioni, ma lavorano sulla sostanza. Dopo una giornata in sella, è esattamente quello che serve. Anche la stanza segue questa logica: essenziale, silenziosa, con una finestra aperta sulle colline. Dormire lì non è una pausa dal viaggio, ma una sua estensione.
La mattina dopo riparto con le gambe un po’ rigide ma la testa leggera. Davanti, l’Appennino si fa più presente. E con lui, la meta.
Canossa: la storia attraversata e il ritorno
Il secondo giorno è quello che cambia il ritmo. Le salite si fanno concrete, il paesaggio più verticale. Le strade si stringono, diventano più intime. Poi, quasi senza preavviso, appare il Castello di Canossa, aggrappato alla roccia, frammentato ma ancora potente.
Arrivarci in bici cambia completamente la percezione. Non è solo un luogo storico: è uno spazio conquistato lentamente. Qui, nel 1077, si svolse uno degli episodi più emblematici del Medioevo europeo: l’incontro tra Enrico IV e Papa Gregorio VII, con Matilde al centro di un equilibrio fragile tra potere politico e religioso. La cosiddetta “umiliazione di Canossa” non è più solo una frase nei manuali: è distanza, fatica, isolamento.
Stare lì, dopo aver pedalato per due giorni, restituisce alla storia una dimensione fisica. Capisci perché quel luogo, perché quella roccia, perché quella distanza dal resto del mondo.
Scatto le foto che avevo promesso ai ragazzi. Ma mentre lo faccio, mi accorgo che il senso è più profondo: non è solo mantenere una promessa, è averla attraversata.
Il ritorno avviene in treno, verso Vicenza da Reggio Emilia. Dal finestrino guardo scorrere all’indietro le strade percorse lentamente. È una percezione strana: vedere in pochi minuti ciò che hai costruito in ore.
Quello che resta non è solo il tracciato o il dislivello. È la continuità tra una lezione e una strada, tra una domanda fatta in classe e una risposta trovata pedalando. Il gravel, in fondo, è questo: non scegliere la via più veloce, ma quella che ti permette di capire davvero dove stai andando.
E tornare con qualcosa di vero da raccontare.
Luoghi di interesse
Castello di Matilde di Canossa: Il castello di Canossa è uno dei luoghi simbolo del Medioevo europeo. Sorge su una rupe di arenaria nell’Appennino reggiano ed è legato soprattutto alla figura di Matilde di Canossa , una delle donne più potenti e influenti dell’XI secolo.
Secondo il sito ufficiale, il primo nucleo del castello venne fondato probabilmente intorno alla metà del X secolo da Adalberto Atto, antenato della famiglia Canossa. In origine il complesso comprendeva una residenza fortificata e il monastero benedettino di Sant’Apollonio. Nel tempo il castello venne ampliato e trasformato fino a diventare una fortezza strategica fondamentale per il controllo dei territori tra pianura padana e Toscana.
Il luogo è celebre soprattutto per l’episodio del 1077. Qui Enrico IV raggiunse il castello per ottenere il perdono di Papa Gregorio VII dopo la scomunica, episodio passato alla storia come “l’umiliazione di Canossa”. Matilde ebbe un ruolo centrale nella mediazione tra i due poteri.
Oggi del castello restano soprattutto ruderi, a causa del tempo, degli assedi e di crolli naturali della rupe. Nonostante questo, il luogo conserva una fortissima carica evocativa e permette ancora di immaginare la struttura medievale originaria. Il sito ospita anche il Museo Naborre Campanini, dedicato alla storia del castello e del territorio canossano.
Ciclabile Treviso-Ostiglia: La Treviso-Ostiglia è una lunga pista ciclopedonale costruita sul tracciato della vecchia ferrovia Ostiglia-Treviso, realizzata tra gli anni Venti e Quaranta del Novecento per scopi soprattutto militari e logistici. Dopo la Seconda guerra mondiale la linea ferroviaria venne progressivamente abbandonata e negli ultimi decenni è stata trasformata in una greenway dedicata al cicloturismo.
Oggi il percorso attraversa il Veneto da est a ovest per circa 110 km, collegando Treviso a Legnago , passando per le province di Treviso, Padova, Vicenza e Verona. Il tratto finale verso Ostiglia è ancora in fase di completamento e dovrebbe essere ultimato entro il 2026.
Uno degli aspetti più interessanti della ciclovia è il paesaggio attraversato: campagne venete, corsi d’acqua, ville venete, aree naturalistiche, chiese campestri e piccoli borghi rurali. Molte vecchie stazioni ferroviarie sono state recuperate come punti di sosta per ciclisti, mantenendo elementi originali della ferrovia come pensiline e caselli.
La Treviso-Ostiglia viene descritta come una ciclovia ideale per il viaggio lento: quasi completamente pianeggiante, sicura, ben segnalata e adatta sia a chi viaggia per più giorni sia a chi vuole fare escursioni giornaliere. Il fondo alterna asfalto e sterrato compatto, perfetto anche per bici gravel.
Fiume Po: Il Po è il fiume più lungo d’Italia: nasce a Pian del Re, ai piedi del Monviso nelle Alpi piemontesi, e attraversa tutta la Pianura Padana da ovest verso est per circa 652 km, fino a sfociare nel Mare Adriatico attraverso il grande delta del Po.
Nel suo percorso attraversa o lambisce quattro regioni — Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto — diventando una vera spina dorsale geografica ed economica del Nord Italia. Attorno al suo bacino vivono circa sedici milioni di persone e si concentra una parte enorme della produzione agricola e industriale italiana.
Uno degli aspetti più interessanti del Po è il suo carattere mutevole. Nel tratto alpino è rapido e impetuoso, mentre entrando in pianura rallenta, si allarga e crea meandri, isole fluviali e grandi golene. In alcuni punti il fiume diventa addirittura “pensile”, cioè più alto rispetto alla campagna circostante, contenuto dagli argini costruiti nei secoli per difendersi dalle piene.
Il Po ha avuto un ruolo fondamentale nella storia italiana. Per secoli è stata una grande via commerciale e di comunicazione: prima delle ferrovie e delle autostrade, merci e persone si spostavano lungo il fiume attraverso imbarcazioni e porti fluviali. Molte città della pianura sono cresciute proprio grazie alla sua presenza.
Anche dal punto di vista naturale il Po è un ecosistema enorme e complesso. Il suo delta, tra Veneto ed Emilia-Romagna, è uno dei più importanti d’Europa ed è stato riconosciuto dall’UNESCO come patrimonio naturale per la sua biodiversità.
Una curiosità interessante riguarda le alluvioni: il Po ha sempre avuto un rapporto difficile con il territorio circostante. Tra le piene più devastanti viene ricordata quella del 1951, che colpì duramente il Polesine causando enormi danni e migliaia di sfollati.
Per chi lo attraversa in bici, il Po rappresenta molto più di un semplice fiume: è una linea di passaggio tra paesaggi e culture diverse. Pedalare lungo le sue argini restituisce ancora oggi un’idea di viaggio lento, aperto, quasi sospeso nel tempo.
Suggerimenti (consigli tecnici, dove alloggiare/mangiare)
Spezzando l’itinerario in due giorni, consigliata una sosta all’Agriturismo La Brezza a Nocetolo di Gattatico (RE).