Tipo di percorso: Percorso solo andata
Durata: 28 ore (ma si può spezzare in 2 o più tappe)
Partenza: Rosolina Mare (RO)
Arrivo: Passo Resia (BZ)
Località toccate: Verona, Rovereto, Trento, Merano, Terlago
Km: 439
Dislivello: 2500 metri di dislivello. Quota minima: 0 m.s.l.m. (Rosolina Mare). Quota massima: 1560 m.s.l.m. (Passo Resia)
Quando è meglio affrontarlo: Primavera-estate
Tipologia di bici consigliata: Gravel con copertoni da 40-45 mm
Invertire la rotta per trovare il senso del viaggio. Risalire un fiume non è solo un esercizio fisico, è un atto di resistenza consapevole contro il flusso naturale delle cose. Lo scorso giovedì mattina, alle ore 10:00, mentre il sole iniziava a scaldare la sabbia di Rosolina Mare, io e il mio amico Filippo abbiamo voltato le spalle all’Adriatico. Davanti a noi, il secondo fiume d’Italia, l’Adige, si stendeva come un nastro d’argento che avremmo dovuto riavvolgere fino alla sua origine alpina, al Passo Resia.
Non era solo una sfida contro il cronometro, ma un’immersione totale nel paesaggio che cambia pelle. Abbiamo scelto di viaggiare leggeri ma resistenti: io in sella alla mia Cinelli Hobootleg e Filippo sulla sua Cannondale MTB. Entrambi abbiamo optato per pneumatici da 45mm, una scelta che si sarebbe rivelata provvidenziale quando l’asfalto ha lasciato il posto all’ignoto.
L’inferno verde: la prova della golena
Le prime ore sono scivolate via veloci lungo gli argini della pianura veneta, nonostante il vento soffiasse sempre in direzione opposta alla nostra. Ma la vera anima del percorso, quella che mette alla prova i nervi prima ancora delle gambe, ci ha atteso poco dopo Verona. Intorno alle 18:00, superata la città scaligera, il paesaggio è mutato drasticamente.
Tra Parona di Valpolicella e Volargne, la rassicurante ciclabile è scomparsa, inghiottita da quello che potremmo definire un “inferno verde”. Circa 25 chilometri di sentiero golenale ci hanno catapultato in una fitta vegetazione.
Qui, tra sabbia traditrice che frenava ogni pedalata, sassi smossi e tratti ripidi e tecnici, il confine tra gravel e mountain bike è diventato sottilissimo. Procedere con le borse cariche in questo scenario selvaggio, mentre la luce del giorno iniziava a calare, ha trasformato la nostra corsa in una vera prova di forza e concentrazione.
La notte atesina e il risveglio alpino
La notte è poi diventata improvvisamente la nostra dimensione. Alle 01:20 abbiamo attraversato una Rovereto addormentata, seguita da Trento alle 02:30. Pedalare nel silenzio spettrale della valle, rotto solo dal ronzio dei nostri mozzi e dal respiro ritmato, ha un sapore metafisico.
La stanchezza cercava di insinuarsi, ma la consapevolezza di risalire costantemente verso le cime ci ha dato la spinta necessaria per non fermarci. Provvidenziale è stata una tappa a Terlago alle prime luci dell’alba in cui abbiamo potuto trovare rifugio in uno dei primi bar aperti e poter godere di un po’ di tepore e di una bevanda calda.
Alle 08:00 del mattino, Merano ci ha accolto con un sole splendente e con i suoi verdi pendii a farle da contorno. Eravamo in viaggio da 22 ore, ma il richiamo della Val Venosta era più forte della voglia di riposare. La risalita finale verso il Passo Resia è stata un susseguirsi di panorami mozzafiato e piccole grandi sfide logistiche, come un tratto di ciclabile chiuso proprio prima del lago di San Valentino alla Muta che ci ha costretti a un’ultima improvvisazione sul campo deviando per alcuni km sulla strada statale.
L’imprevisto finale: l’impresa nell’impresa
Raggiungere la sorgente al Passo Resia alle 13:45 di venerdì è stato un momento di liberazione. Guardare il celebre campanile sommerso di Curon sapendo di aver percorso ogni metro di quel fiume dalla sua foce è una sensazione difficile da descrivere. Ma l’avventura aveva in serbo un ultimo colpo di scena.
La linea ferroviaria della Val Venosta, il nostro “biglietto di ritorno” verso Merano, era in manutenzione straordinaria. Con il tratto tra Malles e Lasa chiuso ai treni, la nostra impresa non si è fermata al traguardo. Abbiamo dovuto rimetterci in sella per altri 40 chilometri supplementari, scendendo dal Lago di Resia fino alla stazione di Lasa per poter finalmente salire sul treno che ci avrebbe riportati a Merano dove avremmo finalmente pernottato, non prima di una meritata tappa alla celebre birreria Forst.
È stata la chiusura perfetta di un cerchio: 28 ore vissute intensamente, dove ogni chilometro guadagnato controcorrente è diventato parte di un ricordo indelebile.
Suggerimenti (consigli tecnici, dove alloggiare/mangiare)
Il percorso di Nicolò segue quanto più fedelmente il fiume Adige, ma se volete evitare il tratto di golena tra Parona di Valpolicella e Volargne potete imboccare la ciclabile del canale Biffis, parte della Ciclopista del Sole.
Se invece volete ricalcare questa traccia consigliate gomme da almeno 40 mm!
Per controllare eventuali chiusure stradali lungo la ciclabile della Val Venosta (in particolare al Passo di Resia) consigliamo di consultare il sito suedtirol.info.
Il percorso passa proprio davanti la famosa birreria Forst. Per i gravellisti amanti anche del luppolo è consigliata una sosta sia all’andata che, in caso, al ritorno.