8 Luglio 2026

Schlick 2000 e Pinnistal: due percorsi gravel in Stubai da provare

Non solo la Ciclabile 19, la Valle dello Stubai nasconde altri tesori da scoprire in sella alla propria gravel.

Come si può spiegare il contrasto tra un paesaggio che lascia a bocca aperta e le pendenze brutali di una salita se entrambi, allo stesso modo, tolgono il fiato? Siamo venuti in valle dello Stubai per provare il Percorso Ciclabile 19, che collega questo paradiso delle Alpi Tirolesi con Innsbruck e il Brennero, e siamo finiti a scoprire un paio di salite che possono tranquillamente rientrare nelle “bucket list climbs”. Quelle salite così dure, e allo stesso tempo spettacolari, che non puoi non provare almeno una volta nella vita.

Due anelli da 31 e 26 km, entrambi sopra i 1200 metri di dislivello positivo, che da Neustift Im Stubaital portano su alcune delle vette più iconiche dello Stubai, regalando, una volta conquistata la salita, dei panorami unici che si estendono fino alla valle dell’Inn. È ora di partire, se montate un monocorona da 40 o 42 denti preparate già il 48 dietro. Se avete la doppia, partite già con la catena su quella piccola.

Starkenburger Hütte e Schlick 2000: panorami da conquistare

Il primo percorso porta ai 2237 metri dello Starkenburger Hütte. Il rifugio è il punto di partenza dello Stubaier Höhenweg, il percorso escursionistico ad anello – della durata stimata di 8 giorni – che tocca tutte le vette della valle dello Stubai, mettendo a dura prova anche gli escursionisti più esperti, ma regalando una prospettiva unica sulla valle con i suoi 80 km e 6000 metri di ascesa.

Da Neustift non si prende la Ciclabile 19 (ci passeremo al ritorno) ma imbocchiamo Franz-Sennstrasse per poter tagliare prima dell’abitato di Milders attraverso un piccolo sentiero che segue il corso del torrente Oberberg. Siamo già in salita e se non prendessimo la deviazione per Forchach finiremmo dritti dritti in fondo alla valle dell’Oberberg. Si tratta di una valle laterale dello Stubai molto gettonata da sciatori ed escursionisti, fin dal XIX secolo. La vedova di Napoleone Bonaparte, l’arciduchessa Maria Luisa di Parma, infatti venne in questa valle, accompagnata da fucilieri e da una banda musicale, in quello che fu uno dei primi viaggi alpini al femminle documentati. Era l’8 settembre 1823.

Se avesse girato anche lei a destra chissà a cosa avrebbe pensato. Una galleria di 650 metri, in cui la pendenza non scende mai sotto l’8%, è la porta per la salita sterrata che porta allo Starkenburger Hütte. Mancano 7 km alla vetta e poco meno di 900 metri di dislivello ancora da superare.

Non si è mai completamente esposti al sole, ma allo stesso tempo la pineta è rada e offre solo di tanto in tanto riparo all’ombra. Per quanto ci siano solo 2 tornanti prima del bivio di Kaserstattalm ai meno 2,5 km dalla vetta, la strada non è mai dritta. Si sale su un fondo abbastanza compatto, con pochi tratti in cui la ghiaia si fa densa e difficile da superare, ma con tante piccole curve che, se si prova ad alzare la testa, nascondono l’orizzonte.

Il vero cambio di scenario lo si ha a Kaserstattalm. Tenendo la destra si scenderebbe subito verso il comprensorio dello Schlick e Fulmpes, svoltando a sinistra continua la salita, che qui presenta il suo tratto più impervio. Il fondo è dapprima molto ghiaioso per poi lasciare spazio alla terra battuta. Se non soffrite di vertigini buttate di tanto in tanto lo sguardo a sinistra per trovare ristoro nei colori dello Stubai.

Il rifugio Starkenburger porta benissimo i suoi 126 anni di storia. Costruito nel 1900, negli anni è stato rinnovato e oggi può ospitare fino a 57 persone. Una pausa pranzo con canederli – in brodo o col burro – e una birra fresca è un più che meritato premio alla fatica dell’ascesa. Dal rialzo di fronte allo Starkenburger Hūtte si può godere di una vista unica su tutte e 7 le vette più alte dello Stubai, le cosidette “Seven summits”, dal nome del percorso che le riunisce. Zuckhütl (3.507 m), Wilder Freiger (3.418 m), Habicht (3.277 m), Rinnenspitze (3.003 m), Serles (2.717 m), Hoher Burgstall (2.611 m) ed Elfer (2.505 m) si distinguono chiaramente anche grazie all’installazione in metallo che permette di identificarle sovrapponendo la sagoma disegnata sui piloni a ciò che i nostri occhi hanno di fronte.

E poi è il momento di scendere. Dopo il primo tratto da percorrere con attenzione, fino al bivio per Kaserstattalm, la strada si allarga e solo un breve tratto in single track in corrispondenza del passaggio sul torrente Omesberger interrompe la lunga e comoda discesa verso Schlick. Questo è senza dubbio il punto più spettacolare dell’intero anello. A destra si apre la vista su tutto lo Stubai: il lago di Kampl è un punto blu tra il verde dei prati e dei boschi e il grigio della roccia del Serles. Spostando lo sguardo verso sinistra si riesce addirittura ad intravedere Hall in Tirol, nella valle dell’Inn, e alle sue spalle i monti del Karwendel.

In caso di necessità ci si può fermare per un’ulteriore sosta presso Galtalm, ultima malga prima di approdare a Schlick 2000. Si tratta di un comprensorio sciistico con 25 km di piste, che sovrasta l’abitato di Fulpmes. Dalla cittadina si può salire ai 2136 metri dello Schlick grazie alla Kreuzjochbahn. Scendere in gravel dallo Schlick è un’esperienza adrenalinica, da vivere prestando attenzione e rispetto verso gli altri utenti di questi sentieri, escursionisti in primis. Fondo compatto, sentieri ampi e pendenti, un susseguirsi di curve e tornanti. Sembra di scendere in uno degli scivoli – qui è stato costruito il primo percorso in Tirolo – che porta da Galtberg a valle. Il consiglio è di tornare qui anche senza bici per provare ad arrampicare nel parco avventura alpino, passare una giornata con la famiglia su sentieri come lo Scheibenweg o quello della casa sull’albero dello Stubai oppure scrutare con calma l’orizzonte dallo StubaiBlick.

Da Fulmpes si torna sulla Ciclabile 19, collegandosi appena prima della discesa verso il lago di Kampl, che riporta a Neustift. Siamo solo all’inizio di questo viaggio tra le salite gravel più spettacolari dello Stubai.

Monte Elfer e Pinnistal: il paradiso nascosto

Altro giorno, altro giro di giostra. Questo secondo anello, sempre con partenza da Neustift, prevede ancor meno pianura per scaldare la gamba. Dopo 1,3 km – imboccata la Ranalterstrasse – si svolta a sinistra e si inizia subito a salire verso il Monte Elfer. C’è anche un’alternativa più comoda per arrivare in cima, senza dover sfidare i 14 tornanti spalmati in 6,5 km. Anziché puntare verso sud-ovest infatti, si può prendere la Ciclabile 19 in direzione Fulmpes e, appena fuori dal centro di Neustift, fermarsi alla stazione della Panoramabahn Elfer. La funicolare porta comodamente fino in cima e, se già in possesso della Stubai Super Card, bisogna solo preoccuparsi di fare il ticket per la bicicletta.

Ma torniamo in sella. La salita è ben segnalata fin dall’inizio e i cartelli ad ogni tornante aiutano a scandire il ritmo. Il fondo è abbastanza compatto, salvo alcuni tratti più sconnessi avvicinandosi alla cima. Ricordate di partire con le borracce piene: lungo la salita ci sono diverse panchine dove riposarsi in corrispondenza dei tornanti, ma non fontanelle. Per ristorarsi fate affidamento sulla malga posta al km 1,4 oppure in cima al Panoramarestaurant Elfer.

Ormai l’avrete capito, da qualsiasi vetta dello Stubai il panorama è sempre esageratamente bello. Anche dall’Elfer è possibile allungare lo sguardo fino alla valle dell’Inn e se salirete sulla meridiana Sonnenuhr Bergstation Elfer avrete un’apertura a 360° sullo Stubai e i monti circostanti. La discesa dall’Elfer alla valle del Pinnis ricorda per tortuosità quella dello Schilck 2000, anche se il fondo è prevalentmente ghiaioso. Il consiglio è di pedalare qui alle prime ore del mattino: il mix della luce del sole, che filtra tra pini e abeti regala istantanee dai colori vividi, e la temperatura intorno ai 20°, anche in un periodo di caldo anomalo, rendono questi 3 km di discesa una parentesi di benessere impagabile.

La discesa termina all’altezza di Issenangeralm. È un altro luogo da cartolina, caratterizzato dalla vista imponente del Serles e del Kesselspitze. Il sentiero non riparte subito a salire in doppia cifra, ma questo momento di relax dura poco: una volta arrivati a Pinnisalm il sentiero torna ad impennarsi. La valle del Pinnis (Pinnistal) è un anfratto tanto selvaggio e meraviglioso quanto fragile. L’enorme masso di dolomia caduto migliaia di anni fa dai pendii fin nella valle, denominato “la roccia fratta” (“Gespaltener Stein”), è la testimonianza di questo. Un altro segno è dato dai resti della frana dello scorso anno che hanno cancellato il sentiero che porta a Karalm.

Tempo di una fetta di strudel (o cheesecake allo yogurt) e si torna a Neustift, ma senza ripassare dall’Elfer. Arrivati ad Issenangeralm proseguiamo dritti verso Neder. Non ci sono curve strette, ma il fondo terroso – unito alle pendenze in doppia cifra anche in discesa – richiede prudenza per non andare a perdere l’anteriore per una frenata troppo vigorosa. Da Neder si può rimanere leggermente in quota passando da Obergasse oppure tirare dritto passando dal centro e imboccare la Ciclabile 19 dal ponte in legno sul fiume Ruetz.

In ogni caso la strada scorre placida sotto le gomme della gravel e permette di rimanere con la mente, ancora per qualche km, in quel piccolo paradiso nascosto che è la valle del Pinnis. Se già stavate pensando di inserire uno stop in Stubai nel prossimo viaggio in bikepacking, prendete in considerazione di esplorarne ogni suo angolo, anche quello più nascosto. La strada sarà forse ripida, ma saprà come ricompensarvi.

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