5 Agosto 2026

La Valsusa che non ti aspetti è alla Pellegrina Legends 4All

La prova percorso della Pellegrina Legends 4All Marathon gravel: più che una cicloturistica, un viaggio nella storia.

Lungo la ciclovia della Via Francigena in Valsusa la ghiaia che scorre sotto le ruote della mia gravel nasconde increspature inedite. Anche le salite sterrate che collegano Valsusa e Val Cenischia non salgono dritte, ma a dossi, come se sotto il terreno ribollissero le migliaia di anni di storia che questi luoghi hanno visto.

Doveva essere la prova percorso della Pellegrina Legends 4All, l’evento ciclistico che il 13 settembre animerà Susa e dintorni con 5 percorsi (2 gravel, 2 road e uno cicloturistico per famiglie), ma è stato in primis un viaggio tra panorami inaspettati e tracce del passato.

La Pellegrina Legends 4All è organizzata dall’ASD Guide Discovery Valsusa APS di cui fanno parte Fulvio e Marco, due preziosi accompagnatori nella scoperta del tracciato Marathon Gravel, che misura 100 km per 1200 metri di dislivello. C’è anche la versione Media (65 km per 700 metri di dislivello), che condivide con il tracciato più lungo la salita all’Abbazia di Novalesa.

Il passaggio dal monastero di cui ricorrono quest’anno i 1300 anni dalla fondazione è il cuore pulsante della Pellegrina Legends 4All 2026, non a caso tutti e quattro i percorsi principali passano da lì. E per arrivarci bisogna salire, chi su sterrato (come nel nostro caso) e chi su asfalto.

Salire a Novalesa

Si parte da Susa, dalla nuovissima Legends Arena, un centro polisportivo che sarà sede di partenza e arrivo della Pellegrina Legends 4All. Ci si potrebbe perdere a Susa vagando tra i monumenti che caratterizzano la cittadina. In meno di 200 metri – tra l’Arco di Augusto, il castello della Contessa Adelaide e la Porta Savoia – si attraversano secoli di storia, da Giulio Cesare in viaggio verso le Gallie a Adelaide di Susa, la progenitrice della dinastia dei Savoia.

Il cammino dei pellegrini punta però verso nord e la Val Cenischia. Basta infilare una strada secondaria, parallela al torrente e alla strada provinciale per iniziare ad intravedere il Moncenisio che domina la valle. Lasciato alle spalle il Santuario della Madonna del Rocciamelone, un bagliore di architettura moderna tra gli intonaci rustici delle abitazioni, si entra sullo sterrato poco prima dell’abitato di Venaus.

Chiacchierando con Fulvio – che oltre a darmi qualche consiglio su come affrontare il percorso mi racconta diverse curiosità della valle, come la presenza alla nostra sinistra del primo impianto fotovoltaico galleggiante in Italia – non mi rendo conto che la strada sta già salendo. Trovandoci sulle sponde del torrente il fondo è abbastanza smosso, ma si pedala tranquillamente.

Le pendenze più arcigne arrivano appena superato l’innesto con la strada provinciale e svoltato a destra. Non è una salita regolare, ma una successione di rampe seguite da delle compressioni. Con Fulvio e Marco andiamo – letteralmente – a campi e dopo un altro strappetto dentro l’abitato di San Rocco ecco Novalesa.

Si tratta di un borgo alpino di poco più di 500 abitanti la cui via Maestra è addobbata a festa, pronta ad accogliere giorno dopo giorno i pellegrini e i ciclisti che si avviano verso il Moncenisio. Il percorso della Pellegrina Legends però, svolta secco a sinistra. Potrebbe sembrare l’inizio della discesa verso Susa, è invece il segnale dell’arrivo all’Abbazia di Novalesa.

I 1300 anni di storia dell’Abbazia di Novalesa

Prima di imboccare la deviazione a sinistra che porta all’Abbazia vale la pena riempire le borracce con l’acqua fresca della fontana davanti al ponte di epoca romana, recante il motto di Novalesa: “Nova lex, nova lux” (“Nuova legge, nuova luce”). Il monastero domina un colle che tagliamo attraverso l’erba secca, affrontando le ultime pendenze – non eccessive – di questa prima parte di percorso.

Una sosta nel cortile interno dell’Abbazia di Novalesa, anche solo di pochi minuti, è un meritato momento di riposo che bisogna concedersi. Un luogo che 1300 anni dopo la fondazione – il 30 gennaio del 726 d.C. – mantiene immutato il fascino di un tempo, complici anche i lavori di ristrutturazione che stanno riportando l’Abbazia al suo antico splendore.

L’Abbazia di Novalesa concentra in sé il bagaglio di storia di tutta la Valsusa, tra monaci cistercensi espulsi dal governo piemontese a fine Settecento e la trasformazione in albergo per le cure termali a metà Ottocento. Da poco più di 50 anni l’Abbazia è proprietà della Città Metropolitana di Torino ed oggi è custodita dai monaci benedettini sublacensi.

Ripresa la strada verso prima Novalesa e poi Susa, con Fulvio e Marco continuiamo a divertirci lungo la discesa sterrata che taglia la provinciale e punta dritta verso Venaus. La strada è in parte lavorata con del ghiaione, segno che è prossima la realizzazione di un nuovo tratto della ciclovia Francigena, e in parte single track. Non manca anche l’attraversamento di un guado sul torrente Crosiglione. Tornare a Susa è questione di attimi, ma il nostro percorso non è ancora terminato.

Sulla ciclovia Francigena

Il ciclocomputer tornati a Susa segna 27 km, ne mancano ancora 73 per completare il percorso Marathon della Pellegrina Legends 4All. Se la prima parte è stata un modo per scoprire – e omaggiare – un luogo che solo recentemente sta venendo recuperato e raccontato come merita, la seconda parte del tracciato consente di vedere con occhi nuovi una delle ciclabili più rinomate d’Italia: la ciclovia Francigena.

Superata Meana di Susa, una delle ultime fatiche di giornata, si scende la valle in direzione Avigliana seguendo il corso della Dora Riparia. A San Giorio di Susa la ciclovia scorre veloce, con cambi di direzione e compressioni dolci su sterrato facili per i gravellisti alle prime armi e allo stesso tempo divertenti ed esaltanti per i più esperti. Una deviazione a Villar Focchiardo immette poi nel tratto asfaltato della ciclovia che passa dal centro di Vaie e permette, quando ci si trova immersi tra i campi della valle, di ammirare sulla destra la Sacra di San Michele.

Quando per guardare la Sacra tocca girare lo sguardo significa che è ora di tornare indietro. Passare dall’altro lato della Dora Riparia significa saltare da un paese all’altro tra strade secondarie e sentieri. Da Almese a Villar Dora, da Novaretto a Condove fino a Borgone di Susa. Qui la strada torna per l’ultima volta a salire sul serio, direzione Bussoleno.

E anche negli ultimi km la Pellegrina Legends 4All riesce a regalare uno scorcio nuovo di Valsusa. Stretti single track conducono infatti dentro borgate storiche, tra viuzzole e archi che per un momento fanno perdere la concezione del tempo e dello spazio. Ci vuole un ultima spolverata di gravel per tornare nel presente, alla Legends Arena di Susa.

All’arrivo, per me e i miei compagni di viaggio c’è una pizza – meritata – da condividere, mentre il 13 settembre i partecipanti alla Pellegrina Legends 4All troveranno il ristoro finale e la medaglia. Il tassello conclusivo di un percorso tra storia e natura che sorprenderà dal primo all’ultimo finisher.

Per maggiori informazioni e iscrizioni: pellegrinabikemarathon.com

Foto: Marco Cicchelli

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