29 Aprile 2026

L’evoluzione del gravel secondo Officina Battaglin

Abbiamo visitato la sede di Officina Battaglin per scoprire come nasce la nuova gravel Milano e la storia - passata e futura - dell’azienda.

Sul muro dell’ufficio nello showroom di Officina Battaglin campeggia una grande scritta in inglese: “I’ve always wanted to make things differently”. È una frase del fondatore – ed ex-ciclista – Giovanni Battaglin e in quelle parole messe, letteralmente, nero su bianco, sui muri della sede di Marostica c’è l’essenza della filosofia e del lavoro di Officina Battaglin.

Fare le cose in maniera diversa è, nel 2026, avere una produzione unicamente concentrata su acciaio e titanio. In più quella frase in lingua inglese testimonia la vocazione internazionale del brand vicentino che – come ci racconta il figlio di Giovanni e CEO dell’azienda, Alessandro Battaglin – lavora principalmente con il mercato estero, in particolare Stati Uniti, Germania e Regno Unito, ma anche Sud-est asiatico e Australia.

Poche settimane fa Officina Battaglin ha presentato la Milano, la sua prima gravel in acciaio ready-to-ride, e non poteva esserci miglior occasione per visitare la sede di Marostica, andando a scoprire la storia dell’azienda e come si costruisce una gravel come la Milano.

L’esperienza della MTB al servizio del gravel

Insieme ad Alessandro c’è proprio Giovanni Battaglin. La sua storia accoglie chiunque varchi la porta della sede, con le maglie del Giro e della Vuelta 1981, oltre alle prime pagine della Gazzetta dello Sport e i trofei. A quei 48 giorni di gloria seguì la nascita di Officina Battaglin. «Non volevo fare il direttore sportivo perché non volevo stare in giro per il mondo – racconta il campione vicentino – così la sera prima del Mondiale ‘81, dissi al mio commercialista che mi sarebbe piaciuto provare a fare il produttore di biciclette».

Battaglin aveva già dimostrato il suo acume tecnico inventando la tripla moltiplica all’anteriore nel 1980 e per questo l’attività da costruttore non poteva che iniziare con successo: «Il primo anno abbiamo fatto il boom. Ho lavorato 3 mesi per un ordine di Barry Hoban, amico di Tommy Simpson [ciclista britannico morto scalando il Mont Ventoux al Tour del 1967 nda.]».

Che poi il gravel fosse una destinazione inevitabile della storia di Officina Battaglin, questo lo spiega Alessandro: «Sulle nostre gravel c’è l’esperienza fatta con Full Dynamix. I foderi posteriori schiacciati li abbiamo fatti noi. Tutta esperienza che abbiamo portato nel gravel».

Full Dynamix è stato il brand MTB di Officina Battaglin – una storia fatta di più di 500 vittorie internazionali tra Olimpiadi, Mondiali e Coppe del Mondo – da cui è partita l’avventura gravel, nel 2017, con la Gravel S. «Adesso il marchio è parcheggiato perché non rientra più nella nostra vision – aggiunge Alessandro Battaglin – perché ci siamo chiesti “Cosa sarà la MTB tra 10 anni?”. La risposta è l’elettrico, e abbiamo realizzato di essere in ritardo. Meglio parcheggiare e focalizzarsi sulla strada, per non parlare del gravel».

Dall’acciaio al carbonio, andata e ritorno

Anche per via dell’esperienza di Full Dynamix, nel corso della sua storia Officina Battaglin ha anche lavorato con alluminio e carbonio, come ci spiega Giovanni Battaglin: «Abbiamo fatto progetti in Asia molto interessanti ma siamo arrivati ad un punto in cui non producevamo niente. Si può lavorare in outsourcing solo se hai un bravo disegnatore e poi tutto era esasperato con il forecasting. Così nel 2014 abbiamo tirato una riga e siamo tornati a quello che sapevamo fare, per non perdere il know how e l’esperienza di anni».

Scendendo le scale, dallo showroom si entra in officina, lì dove la visione di Alessandro e Giovanni, grazie a quel sapere, diventa realtà. Ogni bici Officina Battaglin nasce tra queste mura e, nel caso della Milano, viene rifinita da artigiani dell’area intorno a Marostica, secondo un nuovo modello collaborativo locale: «Per limatura e lucidatura telai, lavoriamo con artigiani che trattano l’acciaio dagli anni ‘80» commenta Alessandro Battaglin.

Vediamo i telai delle gravel di Officina Battaglin verniciati per cataforesi, per proteggere il telaio da qualsiasi agente corrosivo e, ascoltando i due eccezionali padroni di casa, capiamo come qui la scelta dell’acciaio non sia una scelta puramente di stile, bensì la ricerca del mix perfetto di longevità e comodità. Alessandro Battaglin, con il lessico tipico di chi è nato e cresciuto tra le biciclette, ci spiega: «Quando dal carbonio sali sull’acciaio ti rendi conto di come sia più confortevole. La molecola è più pesante e assorbe di più. La resina del carbonio è garantita 5-6 anni. L’Eroica, al contrario, è l’esempio della durabilità dell’acciaio».

Il futuro del gravel secondo Battaglin

La nuova gravel di casa Battaglin è un manifesto della visione dell’azienda vicentina sul futuro del gravel e della bicicletta in generale. La Milano è equipaggiata unicamente con gruppi 1x – Campagnolo Ekar, Shimano GRX Di2 e SRAM XPLR – di cui uno solo meccanico (Campagnolo). 

«Il prezzo dei cambi elettronici è in calo, è ormai più conveniente. E dal prossimo anno solo Shimano farà il 2x» commenta Alessandro, che vede un futuro dove gravel e strada tendono a diventare una cosa sola: «Nel 2025 è stato sdoganato su strada il passaggio ruota da 35, adesso la tendenza è verso il 40. Cercare più clearance porterà all’unione dei due generi».

Nel 2017, in occasione del lancio della Gravel S – dove la “S” stava per “steel”, l’acciaio – Alessandro Battaglin ci ha raccontato di aver scritto una guida per il gravel in cui diceva che la tendenza fosse verso le coperture da 40 mm. «Ora siamo già al 50» aggiunge. Guardare avanti e sperimentare, allo stesso tempo preservando l’artigianalità, è stata sempre la cifra del brand vicentino. Il futuro è nelle parole e nella passione di Giovanni e Alessandro, oltre che nell’acciaio dei telai che escono dalla sede di Officina Battaglin a Marostica.

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