5 Novembre 2026

Veneto Gravel 2027: le strade che uniscono

Un padre, un figlio e una passione che ha trovato il proprio tempo. Dalla nascita di Veneto Trail alla nuova avventura dolomitica, Simone Polato racconta la storia di un evento cresciuto insieme al loro modo di vivere la bicicletta.

Dopo appena sette chilometri, Roberto e Simone Polato sono fermi sul ciglio di una strada a Fuerteventura, davanti a una bicicletta con una gomma a terra. Non hanno una camera d’aria di ricambio e nemmeno gli attrezzi per smontare il copertone. La situazione sarebbe già abbastanza curiosa, se non fosse che i due organizzano Veneto Gravel, un evento che nell’ultima edizione ha accolto quasi 1.800 partecipanti. Simone, ancora oggi, ride ricordando quella partenza: «Organizziamo un evento per tutta quella gente e poi non sappiamo organizzarci noi con una camera d’aria e due levagomme».

Quel viaggio era stato un regalo per la pensione di Roberto. Suo figlio gli aveva comprato un biglietto aereo, il primo della sua vita, per portarlo a pedalare su un’isola che nessuno dei due conosceva davvero. Simone non aveva esperienza di viaggi con le borse, ma aveva deciso di partire ugualmente. La foratura fu il primo imprevisto di un’avventura che avrebbe inaugurato una nuova abitudine: ritagliarsi ogni anno qualche giorno per viaggiare insieme in bicicletta.

Eppure, per molto tempo, quella passione era appartenuta soltanto al padre. Roberto ha sempre pedalato moltissimo, arrivando a percorrere anche ventimila chilometri all’anno e dedicandosi alle competizioni prima di avvicinarsi a forme di ciclismo più orientate al viaggio. Quando Simone era adolescente, cercava spesso di coinvolgerlo nelle sue uscite. Ma a quindici anni c’erano il motorino, gli amici e altre cose da scoprire. La bicicletta, semplicemente, non lo interessava.

«La passione me l’ha trasmessa nel momento in cui non mi ha più detto di andare con lui», racconta Simone. È una frase che sembra contenere una piccola verità sui rapporti tra genitori e figli: alcune passioni non si possono consegnare direttamente, bisogna lasciare che l’altro trovi il proprio modo di incontrarle.

Simone ha cominciato ad avvicinarsi al progetto del padre occupandosi di grafica, fotografie e comunicazione. All’inizio guardava quelle tracce interminabili con una certa incredulità. Roberto partiva con la mountain bike, sistemando borse e attrezzatura con soluzioni artigianali, quando il bikepacking non aveva ancora assunto le forme che conosciamo oggi. Poco alla volta, però, il figlio ha iniziato a partecipare sempre più attivamente all’organizzazione, fino a scoprire che ciò che gli piaceva davvero non era inseguire un risultato sportivo, ma partire per vedere cosa ci fosse lungo la strada.

Dopo Fuerteventura sono arrivati altri viaggi, tra cui un itinerario da Cittadella a Roma attraverso l’Italia centrale, lungo una traccia gravel progettata da loro. Adesso stanno pensando a Parigi. Pedalano anche centocinquanta chilometri al giorno, ma senza rinunciare a una visita, a una sosta o alla curiosità di deviare per qualcosa che merita attenzione. La bicicletta è diventata il loro modo di trascorrere del tempo insieme, senza che nessuno dei due debba convincere l’altro a partire.

Tornare alle montagne, per una strada diversa

La storia di Veneto Gravel comincia prima del gravel stesso, almeno nella forma in cui lo conosciamo oggi. Roberto Polato aveva iniziato a cercare alternative alla strada, diventata sempre più trafficata e pericolosa, avvicinandosi alla mountain bike e ai lunghi percorsi in autonomia. Da questa ricerca era nato Veneto Trail, un’avventura impegnativa che dalla pianura padovana raggiungeva le Dolomiti, fino alle Tre Cime di Lavaredo, per poi tornare attraverso sentieri e single track. Centinaia di chilometri, dislivelli importanti e una difficoltà tecnica che richiamava soprattutto ciclisti molto esperti.

Durante una ricognizione nei pressi di Cimabanche, Roberto si trovò nel mezzo di un violento temporale, mentre l’acqua scendeva lungo i versanti e rendeva pericoloso il sentiero che stava percorrendo. Anche quell’esperienza contribuì a far maturare una domanda: era possibile conservare il senso dell’avventura senza rendere il percorso così difficile?

Nel 2017 nacque Veneto Gravel, con un’idea differente. Collegare il territorio veneto attraverso strade bianche, argini, ciclabili e percorsi secondari, riducendo le difficoltà tecniche e lasciando più spazio al piacere di viaggiare. La prima traccia attraversava anche il Polesine, per poi risalire verso le altre province. Negli anni il disegno è cambiato, si è spostato verso il Garda, ha aggiunto varianti e possibilità di scelta, adattandosi anche alle esigenze di chi non può dedicare molti giorni consecutivi alla bicicletta.

Prima è arrivato un percorso più breve rispetto al Classic, poi la possibilità di affrontare due differenti porzioni del Veneto e infine una proposta di circa duecento chilometri, pensata anche per chi si avvicina per la prima volta a un’esperienza di questo genere. Non si è trattato soltanto di moltiplicare le distanze disponibili, ma di riconoscere che ogni ciclista ha tempi, capacità e desideri differenti.

«Non è una gara», sottolinea Simone. Si può scegliere di percorrere quattrocento chilometri in due giorni oppure distribuirli su un periodo più lungo. Nessuno stabilisce quanto tempo sia giusto impiegare. La sfida, semmai, è trovare la propria misura.

Per il 2027 Veneto Gravel compie un nuovo passo e torna verso le montagne da cui era partita la sua storia. La novità si chiama Dolomites Calling, un itinerario di circa 470 chilometri che raggiungerà l’area di Cortina d’Ampezzo, attraversando anche parte del Trentino-Alto Adige. Simone e Roberto hanno iniziato a provarlo nella primavera del 2026, cercando un percorso ad anello capace di valorizzare il paesaggio senza trasformarsi in una prova riservata a pochi.

«Abbiamo una gran parte delle Dolomiti, perché non fare qualcosa anche lassù?», era la domanda che diversi partecipanti rivolgevano da tempo agli organizzatori. La risposta ha richiesto ricognizioni e scelte precise: non bastava arrivare a Cortina per poi tornare indietro, bisognava costruire un viaggio che avesse un senso anche nella successione dei luoghi attraversati.

La nuova proposta sarà impegnativa, soprattutto per distanza e dislivello, ma conserverà la filosofia dell’evento. Chi è abituato alle lunghe percorrenze potrà affrontarla in pochi giorni; chi preferisce fermarsi più spesso avrà la possibilità di distribuirla su un tempo maggiore. Le tracce sono ancora in fase di perfezionamento.

È un ritorno alle origini che racconta anche un cambiamento. Le Dolomiti sono ancora lì, ma non occorre più raggiungerle attraverso i sentieri più difficili per vivere un’avventura. Roberto e Simone hanno imparato, negli anni, che a volte il percorso migliore non è quello che mette più duramente alla prova, ma quello che permette di guardarsi intorno.

Quello che non si misura in chilometri

C’è un momento, durante gli eventi di bikepacking, in cui le persone smettono di essere semplicemente partecipanti alla stessa manifestazione e diventano compagni di viaggio. Può succedere lungo un argine, davanti a un supermercato o alla fine di una giornata, quando ci si ritrova a cena nello stesso paese senza essersi dati appuntamento. Si pedala insieme per qualche ora, poi ci si separa, magari ci si incontra di nuovo il giorno successivo. Le amicizie nascono così, senza bisogno di organizzare nulla.

È una delle cose che Simone ama maggiormente di Veneto Gravel. Si parte circondati da persone sconosciute, ma la condivisione di una traccia crea occasioni continue di incontro. Qualcuno si ferma a fotografare, qualcuno cerca un posto dove dormire, altri decidono di proseguire ancora qualche chilometro. Ognuno rimane libero di scegliere, eppure nessuno è necessariamente solo.

Il viaggio assomiglia, per certi aspetti, a un cammino: si attraversano gli stessi luoghi, ma non si vive mai la stessa esperienza. «Il numero che vedi scritto sul percorso è solo un numerino», dice Simone. Duecento, quattrocento, settecento chilometri: sono distanze che aiutano a prepararsi, ma non raccontano quello che accade nel frattempo.

«Cosa hai visto? Cosa hai attraversato?». È questo che gli interessa sapere quando un partecipante torna a casa. Spesso, alla fine dell’evento, qualcuno gli racconta di aver avuto la sensazione di essere rimasto lontano per un mese, pur avendo pedalato soltanto due o tre giorni. È un’impressione che nasce dalla quantità di cose vissute: i paesaggi che cambiano, le persone incontrate, le decisioni prese lungo la strada, persino gli imprevisti che sul momento sembrano soltanto contrattempi.

Per Roberto e Simone, durante Veneto Gravel, è quasi impossibile pedalare. Devono seguire l’organizzazione, la partenza, i partecipanti e tutto ciò che permette a un evento di queste dimensioni di funzionare. La loro bicicletta rimane soprattutto quella delle ricognizioni e dei viaggi che organizzano lontano dalle date ufficiali.

Ma il lavoro dietro Veneto Gravel coinvolge anche un’altra figura importante della famiglia: Velia, moglie di Roberto. Fin dalla prima edizione realizza e confeziona interamente a mano le targhe destinate ai partecipanti, dedicando tempo e cura a un dettaglio che accompagna ogni bicicletta lungo il percorso. Non si limita, però, al lavoro lontano dalle strade: partecipa anche alle ricognizioni in sella, contribuendo alla preparazione degli itinerari. È un impegno che racconta una dimensione meno visibile della manifestazione, fatta di gesti ripetuti negli anni e di persone che continuano a esserci, edizione dopo edizione.

L’undicesima edizione di Veneto Gravel si svolgerà dal 7 al 12 maggio 2027, con partenza e arrivo a Villa Angaran, a Bassano del Grappa. Accanto al nuovo percorso dolomitico saranno disponibili altre distanze, dal Classic alle proposte più brevi, per permettere a ciascuno di scegliere l’esperienza più adatta. Le iscrizioni apriranno il 18 novembre 2026 alle ore 20.00 sul sito ufficiale venetogravel.it.

Intanto Simone continua a insegnare snowboard a San Martino di Castrozza e a progettare il prossimo viaggio con suo padre. Dopo le Canarie e Roma, potrebbe essere la volta di Parigi. Non hanno ancora percorso quella strada, ma sanno già che la affronteranno come le precedenti: con le biciclette cariche, qualche giorno a disposizione e la voglia di fermarsi lungo il cammino.

Forse è questa l’eredità più bella che Roberto ha trasmesso a suo figlio. Non il desiderio di pedalare sempre più lontano, ma la curiosità di scoprire che cosa ci sia lungo la strada. Una curiosità che, oggi, continua a dare forma anche a Veneto Gravel.

Foto: Veneto Gravel

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