Oggi siamo andati a conoscere Martina, una giovane donna di Vicenza che in sella alla bicicletta è praticamente cresciuta. Quella delle due ruote è, infatti, una passione iniziata da piccolissima, per puro caso, poiché costretta ad aspettare la fine degli allenamenti di bmx del fratello. Così a 7 anni è montata su una bici 20” e da quel momento non l’ha più lasciata. Ammaliata da questo mondo, dal legame fortissimo con il fratello e sostenuta da una mamma che non ha mai smesso di credere in lei, Martina ha ottenuto incredibili risultati a livello mondiale e, al quarto anno di scuola superiore, è volata in Francia per continuare il suo percorso sui pedali. La cosa che ci ha illuminati di più è stato scoprire che dietro tante vittorie non c’è solo uno spirito competitivo e focalizzato sull’obiettivo, ma una vera e propria fiamma: Martina ha un amore profondo per questo strumento, che può cambiare in tutte le forme, le specialità, dalla strada alla mountain bike, passando per la pista e la gravel. Le due ruote hanno per lei una funzione fondamentale, quella di regalarle la serenità, la pace. «La bici per me è sempre stata una costante: ricordo che anche nella tesina di maturità ho voluto portare la bicicletta e Gino Bartali. Per me era ed è così: sempre al centro dei miei pensieri. Sai quando non ti fai neanche la domanda? Perché non c’è proprio nulla da chiedersi, come l’amore per un fratello. C’è e basta. Per me la bici è questo».
Una passione che si plasma e prende forma concreta
«Durante la mia permanenza universitaria a Lione, mi sono approcciata per la prima volta alla disciplina della pista, avvicinandomi così anche alla strada. Il ciclismo è molto praticato in Francia, a Lione frequentavo un bike coffee shop che organizzava ride la domenica». Martina ci racconta questa esperienza perché ne ha fatto tesoro e, una volta rientrata in Italia, ha condiviso la sua visione con un amico di bmx che già aveva avviato una sua attività di officina, Tommaso Tartaria, fondatore e meccanico di Kalipè Bike & Ski, nel cuore della città di Vicenza. «Si tratta di una officina a vista con un soppalco in cui è stata creata un’area dedicata ad accessori e abbigliamento in cui, oltre a riparare le bici, offre anche il servizio di bike customization, ovvero quello di creare la propria bicicletta, unica e personale con un telaio artigianale». Kalipè è quindi un luogo familiare, in cui ritrovarsi e sentirsi un po’ a casa. Martina attualmente ne gestisce la comunicazione mentre si occupa, allo stesso tempo, di allenare i piccoli rider di bmx a Creazzo, luogo nel quale lei stessa ha iniziato, quasi a voler chiudere un cerchio iniziato tanti anni prima.
Qualche consiglio da una professionista
Negli ultimi anni, fortunatamente, il panorama femminile legato alla bici si sta aprendo e sviluppando sempre più. Il mercato si sta adattando alle esigenze specifiche del corpo femminile, affinché le giovanissime possano trovare una strada decisamente più scorrevole di quanto non sia stata fino ad oggi. Chi, come Martina, ha iniziato a praticare questo sport quando ancora era un hobby esclusivamente (o quasi) maschile, seguito e costruito per un pubblico maschile, ha dovuto “sperimentare da sé” e trovare l’opzione più adatta al proprio comfort e al proprio corpo, spesso sbagliando. È per questo che Martina, pedalando ed essendosi sviluppata su di una bici, molte difficoltà (e relative soluzioni) le ha provate su pelle e ci ha voluto dare qualche consiglio in merito alle questioni più scottanti:
- Per quanto riguarda il bib, il pantaloncino: la prima cosa essenziale è il comfort. Martina ci spiega che non bisogna assolutamente provare dolore andando in bici. Al giorno d’oggi c’è un’enorme varietà di scelta, in termini di vestibilità, forma, spessore, dimensione del fondello. Ci sono modelli con bretelle e senza: il modello senza bretelle è più comodo nel momento in cui si ha bisogno di andare in bagno, d’altro canto, però, il modello con le bretelle rimane più stabile e fluido, si adatta al corpo senza spostarsi. Ovviamente ciascuna donna deve sperimentare e provare il modello più adatto alle proprie forme, ricordandosi sempre di non usare l’intimo sotto al pantaloncino per evitare sfregamenti e di applicare una buona crema intima prima e dopo le uscite. Il pantaloncino va rigorosamente lavato dopo ogni uscita, per evitare proliferazioni di batteri che potrebbero causare fastidi e problemi.
- Restando in tema di abbigliamento: ora che ci stiamo più o meno lasciando la bella stagione alle spalle. è importante tenere conto delle variazioni di temperatura che si possono incontrare tra salite, discese e diversi momenti della giornata. L’intimo (nota per i neofiti: per “intimo” s’intende la maglia che va a diretto contatto con la pelle) è essenziale, indossantene uno traspirante che non trattenga il sudore, per mantenere il corpo asciutto. Il consiglio di Martina è di vestirsi leggere portando sempre con sé uno smanicato antivento. Indipendentemente dalla stagione, è preferibile non vestirsi in modo esagerato, con troppi strati: pedalando ci si riscalda in fretta. Se ci si veste troppo, in salita il rischio è di sudare e poi avere freddo in discesa, quindi il suggerimento è di indossare sempre uno strato leggero e un capo che si possa aprire e chiudere facilmente.
- Guanti: per chi soffre il freddo e ha sempre le mani gelate Martina consiglia di inserire un paio di guanti di seta al di sotto di qualsiasi tipo di guanto scegliamo per l’inverno, poiché la seta mantiene la temperatura corporea e evita i geloni.
- Casco/occhiali: è fondamentale investire in un buon casco. Martina ci invita ad investire quei soldi extra per un casco sicuro, di indossarlo correttamente, stringendo la rotellina dietro, lasciando un dito sotto al mento, mantenendo le “V” ben sotto le orecchie. Da indossare sempre gli occhiali: la cosa peggiore di un insetto che vi entra in bocca è uno che vi entra negli occhi. In più gli occhiali proteggono gli occhi da luce, vento, polvere e sporcizia: tutti elementi che possono causare disturbi, quindi è un modo di evitare l’evitabile. È importante indossare sempre gli occhiali sopra le stringhe del casco, così in caso di caduta non rimangono impigliati creando danni al viso.