22 Luglio 2026

Christian Cacciavillani: la bicicletta come mezzo, il viaggio come destinazione

Dalle Dolomiti al deserto della Bolivia, passando per il design, l’arrampicata e un sogno ancora da costruire. Quella di Christian è una storia diversa da quelle che ci si aspetta.

«Non mi piace andare in bici. Mi piace viaggiare in bici». Ci sono interviste che seguono una traccia precisa. E poi ci sono persone che sembrano impossibili da racchiudere in uno schema. Christian Cacciavillani appartiene decisamente alla seconda categoria.

Footwear designer, appassionato di alpinismo, sky running, viaggiatore e futuro artigiano, Christian è stato ospite dell’ultima edizione del BAM!, dove ha raccontato il suo viaggio tra Bolivia e Cile. Un viaggio che, però, rappresenta soltanto un tassello di un percorso molto più ampio. Incontrandolo si ha quasi la sensazione che la bicicletta sia solo uno dei tanti strumenti con cui esplora il mondo. Perché il vero motore della sua vita sembra essere un altro: la curiosità.

La montagna prima della bicicletta

Prima ancora della gravel, nella vita di Christian c’è sempre stata la montagna. Le Dolomiti e le Alpi percorse di corsa e tramite l’alpinismo a 360 non come ricerca della prestazione, ma come modo per conoscere i luoghi e conoscere se stesso.

«Sono un appassionato di montagna che ha trovato modi diversi per raggiungere una cima». È una frase che sintetizza bene il suo approccio: cambiano gli strumenti, ma resta immutata la direzione. Nel tempo la montagna è diventata anche il luogo dove ritrovare equilibrio, dopo un periodo personale complicato che lo ha portato a rimettere completamente in discussione il proprio percorso lavorativo e umano.

Quando il viaggio trova il ritmo giusto

Sorprendentemente, Christian confessa una cosa che in una rivista dedicata al gravel suona quasi provocatoria: «A me non piace andare in bici. Mi piace viaggiare in bici». Non è una provocazione. È una distinzione molto precisa.

Per lui la bicicletta non è uno strumento per allenarsi o inseguire una media oraria. È semplicemente il mezzo ideale per esplorare. «Camminare è troppo lento. L’automobile è troppo veloce. La bicicletta ha il ritmo giusto». In poche parole c’è forse la definizione più autentica del cicloturismo. Pedalare significa avere il tempo di osservare, fermarsi, parlare con le persone, cambiare strada quando qualcosa incuriosisce. Significa attraversare un territorio invece di consumarlo.

La Bolivia, il viaggio che lo ha portato al BAM!

È proprio questo modo di intendere il viaggio che lo ha portato sul palco del BAM!, dove ha raccontato l’esperienza vissuta tra Bolivia e Cile. Un itinerario nato senza l’ossessione della performance, ma con il desiderio di immergersi completamente in paesaggi estremi, altipiani, deserti e villaggi lontani dalle rotte più battute.

Ascoltandolo si capisce che le fotografie, le salite o i chilometri percorsi non sono mai il punto centrale del racconto. Al centro restano sempre gli incontri, le sensazioni, la possibilità di lasciarsi sorprendere da ciò che non era stato programmato. È una filosofia molto vicina allo spirito del BAM!: il viaggio prima dell’impresa.

Leggi anche: BAM! 2026: quando il viaggio in bicicletta diventa una comunità

Dalle scarpe al senso di appartenenza

Il percorso professionale di Christian è altrettanto insolito. Dopo la laurea entra nel mondo del design di calzature, lavorando per importanti aziende del settore fashion e, successivamente, nel mondo dell’outdoor arrivano a ricoprire il ruolo di footwear designer e Color Specialist presso LaSportiva. Un traguardo che molti considererebbero definitivo. Eppure qualcosa continuava a mancargli.

Non era il lavoro. Era il significato del lavoro. «Sentivo che mancava un vero senso di appartenenza». Così ha scelto ancora una volta di cambiare strada. Una decisione difficile, ma coerente con quella ricerca di autenticità che attraversa tutta la sua storia.

Il sogno di una bottega diversa

Oggi Christian sta costruendo un progetto che racconta forse meglio di qualsiasi curriculum chi sia davvero. Aprirà un laboratorio specializzato nella risuolatura delle scarpette d’arrampicata. Ma ridurlo a un semplice negozio sarebbe un errore.

L’idea è quella di creare uno spazio dove convivano artigianato, design e comunità. Un luogo che ospiti piccoli produttori, designer indipendenti, artigiani e appassionati dell’arrampicata, dando visibilità a realtà che spesso non hanno uno spazio fisico in cui raccontarsi. Non solo un laboratorio, quindi. Uno spazio di incontro.

Un posto dove organizzare serate, eventi, presentazioni e far nascere nuove collaborazioni. Ascoltandolo viene spontaneo pensare ai vecchi caffè dell’Illuminismo, luoghi dove le idee circolavano liberamente e ogni incontro poteva trasformarsi in qualcosa di nuovo. Forse è proprio questo il progetto che Christian desidera realizzare.

Più che una destinazione, un modo di vivere

Durante tutta la conversazione emerge una sensazione precisa. Christian non è interessato ad arrivare, alle gare, a registrare tutto su Strava. È molto più affascinato dal cambiare strada, imparare un mestiere nuovo, partire per un viaggio, conoscere persone diverse e costruire relazioni autentiche.

La bicicletta, in fondo, è soltanto uno dei mezzi che ha trovato lungo il cammino. E forse è proprio questa la lezione più interessante che lascia ai viaggiatori. Non serve essere innamorati della bicicletta. Basta essere innamorati della scoperta. Perché, quando il mezzo diventa invisibile, significa che il viaggio ha finalmente trovato il suo vero ritmo.

Collabora con noi

Se sei appassionato di Gravel, non perderti l’occasione di condividere con noi le tue esperienze e i tuoi consigli. Inizia a scrivere per Gravel Magazine, compila il modulo qui a fianco per maggiori informazioni.