19 Maggio 2026

Coppa Asteria festeggia il suo decimo compleanno

L’evento organizzato da La Popolare Ciclistica sulle rampe più impattanti della bergamasca torna e si rinnova per il suo 10° compleanno.

Il secondo punto del decalogo di Coppa Asteria recita: “È una coincidenza ciclistica per salitomani, sadici di salite e gente messa mediamente male dalla vita”. Un modo goliardico per parlare di un evento che mette insieme ciclismo, divertimento, valori sociali, birrette e tante – ma tante – salite dalle pendenze mortali.

Il 7 giugno 2026 Coppa Asteria, randonnée organizzata da La Popolare Ciclistica – in breve anche Pop – a Bergamo, compie dieci anni. Una storia iniziata nel 2016 dall’idea di un gruppo di amici innamorato della propria città, delle sue viuzze nascoste in pavé e di un’idea di ciclismo più scanzonato e meno legato ai watt e ai grammi/ora.

Non si poteva non festeggiare questo decennale se non rimettendosi in sella e andando a cercare le salite più brutali, e allo stesso tempo affascinanti, della provincia bergamasca. Partenza – alla francese tra le 7:30 e le 8:30 – e arrivo al Centro Sportivo Comun Nuovo.

Con la nascita nel 2019 della Coglia Coglia Coglia, Coppa Asteria ha smussato alcuni suoi aspetti più avventurieri ma rimane, come scritto nel decalogo, una manifestazione aperta alle bici da corsa nonché ad “ogni altro mezzo ciclistico immaginabile: gravel, cx, bmx, bici da montagna, bici con le molle, fixie, grazielle”.

Per ripercorrere la storia di Coppa Asteria abbiamo intervistato Giuseppe Bonetti e Giulia Coppa di La Popolare. Unitosi nei primi mesi di vita de La Popolare, Giuseppe spiega che la squadra «porta con sé anche valori che andassero oltre la bicicletta e dato che promuoviamo anche un aspetto ideologico senza essere troppo rigidi, tante persone si avvicinano. Adesso vivo a Londra e nelle foto delle manifestazioni del 25 aprile vedo sempre più maglie de La Popolare. Magari persone che non sarebbero mai andate ad un corteo del 25 aprile, se non fosse che sono entrate in contatto con una realtà come la nostra, che tramite la scusa della bicicletta va oltre».

Giulia è arrivata a conoscere La Popolare qualche anno dopo e oggi vive ancora l’anima punk del gruppo: «Lo spirito è sempre quello perché convogliamo dei valori anche oltre la bici che attraggono chi li condivide come noi. Io stessa su alcuni temi sono più attiva da quando sono nella Pop».

Facciamo un passo indietro: come nasce Coppa Asteria?

Giuseppe: Una decina di anni fa stavano nascendo delle competizioni “non competizioni” alternative alle granfondo grazie alla diffusione di queste tracce GPX che riuscivi a scaricare e seguire. Era più facile definire un tracciato che poi gli altri avrebbero potuto seguire, perché prima c’erano solo i contachilometri, quindi bisognava mettere diecimila cartelli e frecce per far capire alle persone la strada da seguire. Avevamo iniziato ad invasarci per le Classiche del Nord, dove ci sono questi muri brevi e intensi, e volevamo proporre qualcosa di simile. Ci siamo imbattuti nel precursore del nostro giro, che era la Martesana Van Vlaanderen, e siamo entrati in contatto con l’organizzatore, Giovanni Pirotta, ed era nata l’idea di fare un trittico con la Martesana Van Vlaanderen, la Muretti Madness a Firenze, e poi noi. Inizialmente volevamo chiamarla Koppenbergamo, dal Koppenberg, e grazie a Dio non l’abbiamo fatto perché iniziavano a nascere tante cose con richiami alle Fiandre, e noi pensavamo che il nostro territorio non abbia nulla da invidiare o copiare. Abbiamo già la nostra identità. Così alla fine abbiamo deciso di chiamarla Coppa Asteria.

Perché questo nome?

Giuseppe: Perché Asteria è la sorella di santa Grata, una figura importante tra i patroni di Bergamo. È però una figura un po’ apocrifa, girano storie che fosse non riconosciuta in quanto lesbica. Per noi Asteria era qualcosa di alternativo, come questo riferimento storico poco conosciuto, proprio come le strade che seguiamo.

Così si arriva alla prima edizione nel 2016…

Giuseppe: Le prime edizioni eravamo totalmente allo sbaraglio. Avevamo dei tracciati che erano impossibili da seguire e zero permessi. La prima edizione si tenne durante Raggio, un evento ad Alzano legato alle biciclette e noi avevamo aggiunto la nostra prima edizione di Coppa Asteria. Si presentò la Polizia al banchetto chiedendoci se avevamo i permessi per fare questa cosa. Io ero al banchetto e mi si gelò il sangue, mentre quello a fianco a me, che è quello che chiamavamo “Capitano”, ma è “Ex-capitano”, disse con freddezza «Sì sì, ovvio che abbiamo i permessi, cosa credete?». E la polizia se ne andò. [ride] Da lì abbiamo sempre cercato di cambiare un po’ tracciato, sempre seguendo strade secondarie, cercando sempre magari anche di dare un tema all’edizione.

Una cifra di Coppa Asteria sono le scale. Ci saranno quest’anno?

Giulia: Dallo scorso anno abbiamo deciso di non fare più scalette o cose impossibili perché dieci anni fa ancora non era esploso il gravel, ora abbiamo Coglia Coglia Coglia che è il nostro evento gravel. Anche per questioni di sicurezza abbiamo deciso di non mettere scale o sampietrini aggressivi.

Cosa dobbiamo aspettarci dal percorso di quest’anno quindi?

Giulia: Non ho ancora in anteprima il tracciato, ma come l’anno scorso ci saranno salite molto impegnative. L’anno scorso erano circa 3.000 di dislivello su tre salite molto impegnative, quindi cioè farlo non era assolutamente scontato. La sofferenza è costante però non è un tracciato difficile per il terreno.

Il futuro è quindi una Coppa Asteria orientata alla strada e la Coglia Coglia Coglia puro gravel?

Giulia: Esatto, la Coglia Coglia Coglia diventerà l’evento sempre più gravelloso e avventuriero.

Qual è stato l’apprezzamento, anche in forma di maledizioni, più creativo ricevuto per le tracce della Coppa Asteria?

Giulia: Nei pezzi particolarmente duri non parla nessuno! Due anni fa l’ho fatta col creatore del percorso, Andrea “Killian” Bonacina, e l’ho insultato tutto il tempo. [Ride]

Giuseppe: Ricordo che nelle prime edizioni i milanesi ci chiesero cosa vuol dire «Daga det», che vuol dire «Dacci dentro» in bergamasco. Se partecipi a Coppa Asteria sicuro sentirai qualcuno dirlo. Tant’è che poi, quando ci siamo accorti che era una parola che non tutti conoscevano, l’abbiamo messa sul baselayer e sui manicotti.

La Popolare non ha sponsor. Quindi come si organizza un evento così da soli?

Giuseppe: È un po’ il nostro orgoglio. Non penso che ci siano tante squadre così grosse, perché ora siamo a 102 iscritti, che riescono a essere sostenibili senza sponsor. Ogni tanto, ma non lo facciamo spesso, abbiamo avuto delle collaborazioni spot. In una delle prime edizioni si arrivava al velodromo di Dalmine e chiedemmo aiuto a Ciclicorsa.

Giulia: In tre anni e mezzo non ho mai visto una sponsorizzazione. Sì, è dura, nel senso che si è contenti quando nel bilancio si va a pari. In tutti questi eventi ci avvaliamo dei fondi auto raccolti dai soci con la quota associativa e di piccole offerte. L’evento è gratuito, poi se uno si ferma a mangiare quello viene poi fatto pagare all’utente, ma tutto il resto deve essere gratuito.

La comunità bergamasca come vive quest’evento?

Giuseppe: Penso che abbiamo ispirato altri gruppi a organizzare gare simili o anche solo a concepire il ciclismo in modo un po’ diverso, meno competitivo, più scanzonato e più volto all’aggregazione. Dall’altro lato mi piace fare cicloturismo e ho pedalato in tante nazioni, anche in paesi remoti, ma non nascondo che la terra più ostile ai ciclisti secondo me è la bergamasca. È un territorio che un po’ ci ama, ma ci odia anche. Ma una cosa bella, secondo me, è che riusciamo non solo a creare un gruppo grosso di ciclisti, ma anche un gruppo grosso con una certa ideologia progressista.

C’è una cosa in questi dieci anni che non siete ancora riusciti a fare?

Giulia: Diciamo che i nostri sogni sono un po’ limitati dal fatto che, essendo un evento gratuito, non possiamo bloccare le strade al traffico. Ad esempio anche in queste edizioni ci sarebbe tanto piaciuto far passare di più il percorso per Città Alta, ma purtroppo è infattibile far passare tanta gente in strade così trafficate di domenica. Tra l’altro quest’anno c’è anche la sovrapposizione con un evento dell’Atalanta e quindi la città è un po’ off-limits. Io, personalmente, una cosa che ancora non sono riuscita a fare di Coppa Asteria è Via Castello, che è una salita tremenda.

Giuseppe: Il grande sogno, come dal punto 10 del manifesto, è fare la rivoluzione! A parte gli scherzi, nessuno di noi organizza eventi per lavoro e potenzialmente si possono fare cose ancora più in grande. Però bisognerebbe chiedersi se ha senso. Già gestire cento persone è tanto, ha senso diventare mille?

Coppa Asteria, per il percorso, sarebbe potuta nascere anche altrove rispetto a Bergamo?

Giuseppe: Agli inizi ci domandavamo come fosse possibile che il Lombardia o il Giro facessero sempre e solo la Boccola, che ho capito essere famosa e sacra, ma proprio dietro l’angolo, sul Parco dei Colli, ci sono un sacco di strade in pavè molto più belle della Boccola.
Insomma, abbiamo sempre cercato di promuovere il territorio in maniera diversa dalle solite competizioni. Però non saprei risponderti. Penso che la Coppa Asteria riesce bene dove c’è La Popolare. Se fossimo altrove, allora uscirebbe bene anche altrove.

Sul vostro sito ci sono tre parole che riassumono La Popolare: blood, sweat and beers. Coppa Asteria come si può riassumere in tre parole?

Giulia: Quelle tre la riassumono bene: sangue, sudore e birra la rappresentano abbastanza bene come concetto.

Giuseppe: Sì. Abbiamo un po’ di slogan ricorrenti. Mi piace quando si riesce a dare un mix, qualcosa di un po’ punk, che suona anche magari un po’ inglese, con il bergamasco, per sdrammatizzare un po’, ci piace questo mix.

Per come si sta evolvendo il mondo della bici, sopravviverà l’anima punk del ciclismo?

Giuseppe: Ti direi che è l’unica via d’uscita. Tanti ragazzi della squadra sono uniti anche da certi gusti musicali che poi si riflettono anche in questa chiave punk. Adesso forse il nostro slogan più rappresentativo è «Ciclismo e utopie». Siamo un po’ meno punk di prima. Eravamo dei fuori di testa, forse, totalmente disorganizzati. Adesso prevale più ragionevolezza, un po’ più di consapevolezza anche politica e organizzazione attivista. Prima eravamo in 15 adesso più di 100 e come ASD c’è bisogno di avere un bilancio, verbali per dire.

Giulia: Non sono della generazione punk. Sono arrivata un po’ dopo, anzi mi sono avvicinata al punk proprio quando sono entrata nella Pop. Il punk sopravviverà anche per questo, perché noi contaminiamo il territorio con questa cosa. Siamo più per utopie, temi sociali, però ciò che ci unisce è lo spirito punk: quello che vogliamo far sopravvivere.

Per maggiori informazioni e iscrizioni a Coppa Asteria: www.coppaasteria.it

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