16 Aprile 2026

V.E.R.S.O. Epic60: quando il gravel è emozione e solidarietà

Il viaggio che intraprenderà Sergio Bruno (@emozionioltreilgusto) lungo la dorsale adriatica il prossimo giugno unirà gravel, enologia e solidarietà.

Il gravel, l’enologia e la solidarietà. Tre elementi che ogni tanto si intersecano in coppia, ma che nel caso di V.E.R.S.O. Epic60 hanno trovato un punto comune inedito. Mille km in gravel – da Verona a Lecce – lungo la dorsale adriatica, da percorrere in nome della solidarietà, intervallati da eventi in diverse cantine.

Questa è l’idea di Sergio Bruno, titolare di una società di importazione e distribuzione di vini champagne, vini e distillati di Francia, che alla vigilia del suo sessantesimo compleanno ha deciso di unire le sue più grandi passioni in un unico grande evento di “ciclo-enoturismo”.

La partenza è fissata per venerdì 5 giugno da Verona, città che lo ha accolto ed è diventata il centro della sua vita, e arrivo previsto a Lecce, città natale di Sergio Bruno, martedì 16 giugno. Nel mezzo cinque eventi B2B legati al mondo enologico: a Goro (FE) in collaborazione con EgNews; a Marotta Mondolfo (PU) con Essepi Import; a Pescara in collaborazione con Ciavalini; a Foggia grazie a F.Broccoli e infine a Lecce, con Champagne De Barfontarc.

I partner di V.E.R.S.O. Epic60

Il progetto allo stesso tempo si prefigge di raccogliere fondi a favore di tre realtà quali TriaCorda, realizzazione del Polo Pediatrico del Salento; Piccoli Grandi Cuori, associazione al fianco delle persone con cardiopatie congenite e Fondazione Maruzza, che organizza il Giro d’Italia delle cure palliative pediatriche (dal 16 maggio al 14 giugno).

Al fianco di Sergio Bruno e del suo progetto ci sono anche diverse aziende del mondo ciclistico. Una di queste è BAC Milano, che fornirà le borse da bikepacking per l’avventura. Alla Fiera del Cicloturismo di Padova lo scorso marzo avevamo avuto modo di scambiare due battute con Alfonso Cantafora, che ci ha raccontato del suo modo di lavorare – «Ho iniziato in maniera molto blanda con le vendite online e a ogni persona a cui vendevo più o meno facevo capire che era una versione test e che qualunque rogna avessero avuto, non solo ricevevano la borsa nuova sostituita, ma anche mi sarei prodigato per risolvere il problema emerso» – prima ancora dei prodotti che Sergio userà nel suo viaggio.

Una chicca riguarda la nuova borsa da manubrio. Ci ha spiegato infatti il product manager e amministratore di BAC Milano: «Una cosa di cui vado molto orgoglioso è questo sistema che risolve il problema per il quale la chiusura si può impigliare alla leva del freno. Questo nuovo sistema compatta la chiusura. E già che c’eravamo, forniamo anche una protezione ulteriore ai conflitti con il telaio». 

Recentemente abbiamo infine incontrato Sergio Bruno per farci raccontare qualcosa di più di questo progetto. Un’idea nata quasi per gioco nell’inverno dello scorso anno e diventata in breve tempo un modo non solo per celebrare un compleanno, ma per tracciare una sintesi di un percorso di vita. La scelta dell’acronimo V.E.R.S.O. racchiude infatti molteplici significati che raccontano la storia di Sergio: V per “Verona” e “vini”; E per “emozioni” ed “epicità”; R per “resilienza” e “rigore”; S per “solidarietà” e “selezione”; O per “oltre” e “origine”.

Mille km in bici non si fanno dal nulla. Da dove nasce la tua passione per la bicicletta?

È una passione che ho da bambino. Ho lottato tanto per avere la mia prima bicicletta, poi però c’è stato un periodo di totale distacco non solo dalla bicicletta, ma dallo sport in generale, con i tanti impegni e lo studio. Ho ripreso intorno ai 30 anni, quando tutti i miei amici mi invitavano ad andare in giro con loro in MTB. Una volta che ho comprato la bicicletta, loro hanno smesso! Lì è esploso diciamo il secondo amore verso la bicicletta perché ho comprato la prima MTB, scoprendo il piacere di andare in bicicletta nei boschi. Ho fatto tre stagioni dove facevo circa 10.000 km l’anno. Poi per tanti motivi sia lavorativi che familiari, la bicicletta, non l’ho usata tanto quanto avrei voluto.
Con la pandemia ho ripreso. Per l’attività che svolgevo – e che svolgono tutt’ora – nel campo enogastronomico, stavo via quasi tutta la settimana e i clienti li incontravo a tavola. Sono piccolino di statura ed ero arrivato a pesare 70 kg li sentivo tutti. Sono riuscito a calare 10 kg e a riprendere andare in bicicletta. 

L’amore per la gravel come sboccia?

Due anni e mezzo fa avevo in mente di cambiare bici, avevo una vecchissima Time da corsa. Facendo un po’ di giri ne ho vista una diversa e ho chiesto cosa fosse. Mi hanno spiegato che era una “gravel race”. Parliamo di una Cervélo, aveva un colore bellissimo, molto particolare, una sorta di bronzo con riflessi dorati. Ho iniziato a farmi dei film e mi sono detto «La compro». Solo che mi hanno detto che sarebbe arrivata in sei mesi. E come potevo aspettare sei mesi? Di disponibile c’era una Áspero 5 tutta nera. Andava sopra il budget ma ho ascoltato il cuore più della testa. Da allora sono due anni che sto godendo in maniera esagerata. Al di là del mezzo, scoprire la filosofia gravel: alla prima uscita pensavo di fare un giro, dopo 3 km avevo cambiato strada! Con la gravel vai ovunque; ti consente di fare un fuoristrada non esagerato; stai fuori dal traffico, a contatto con la natura e ti prendi il tuo tempo. È la dimensione ideale per me in questo momento. 

L’idea del percorso Verona-Lecce lungo l’Adriatico da dove arriva invece?

È stata una questione pratica. Ero partito con l’idea che fare 1000 km in nove giorni, potesse essere fattibile. Ragionandoci sopra ho deciso di prendermi un paio di giorni in più perché l’imprevisto è dietro l’angolo. Non ho le caratteristiche per fare 150 km a 30 km/h di media, per cui mi tengo un ragionevole margine di sicurezza. In realtà la prima bozza d’idea era Verona, Bologna, poi Toscana e Appennino. Però mi sarebbero serviti 20 giorni, perché quel dislivello inizia ad essere impegnativo e i tempi di recupero man mano che vai avanti con l’età non sono gli stessi. Poi, se come penso andrà bene, potrebbe essere la prima edizione di qualcosa, perché di cose da celebrare, da un punto di vista aziendale e personale, ce ne sono. Nel mondo del vino si dice che bisogna aspettare la grande occasione per aprire la grande bottiglia, invece no, è la bottiglia stessa l’occasione di goderti il momento!

Cosa vedi quindi in futuro?

L’anno prossimo ad esempio sarà il decennale dell’avvio della distribuzione e potrei inventarmi un altro tour. Magari fra tre anni organizzarlo direttamente in Francia.  

A proposito di tour. Bici ed enogastronomia vanno sempre più a braccetto grazie ai wine tour…

È una cosa che si sta riscoprendo negli ultimi anni, molto particolare e apprezzata soprattutto dagli stranieri, perché loro vanno tanto in bicicletta. Delle iniziative di “cicloenoturismo” in Francia le ho iniziate già a vedere una decina d’anni fa. Mi era capitato durante un viaggio in Borgogna di avere un paio di giornate libere. Volevo noleggiare una bici per fare dei giretti… 
Non c’erano biciclette disponibili perché erano tutte noleggiate! C’era una marea di turisti in bicicletta attrezzati in bikepacking con le borse. Una roba che in Italia 10 anni fa, non si vedeva mica. Meno male che anche le aziende qui stanno iniziando ad attrezzarsi.

È stato quindi più facile spiegare il tuo progetto V.E.R.S.O. Epic60 all’estero?

Con i produttori con cui lavoro è bastato dire loro «Voglio fare questa cosa» che loro subito mi hanno appoggiato. È successo durante il Wine Paris. Come puoi immaginare, in fiera non hai tantissimo tempo da dedicare a chiacchiere diverse dal vino, però devo dire che tra un appuntamento e l’altro ho trovato il tempo e il modo di spiegare meglio intanto il concept. Intanto mi interessava che passasse il concetto che non è solo un giro in bicicletta, da fare magari solo per avere visibilità, ma qualcosa che ha radici più profonde. 

Quanto tempo ti sta prendendo organizzare questo progetto?

Ai primi di febbraio ho parlato con l’amico Francesco Turri, giornalista di EgNews, e gli ho proposto il progetto mi aveva detto che ero in ritardo! Ci sono degli aspetti in effetti in cui mi sono sentito un attimo in ritardo, per una questione pratica. Quando a metà febbraio ho deciso di fare le divise, ad esempio, credevo di essere in anticipo ma il primo brand che ho contattato mi ha detto «Se confermi domani partiamo, altrimenti siamo in ritardo». Lì ho iniziato a rendermi conto che effettivamente dovevo darmi una mossa.

Chi o cosa ti ha aiutato in particolare a svilupparlo?

Io sono partito con un’idea strampalata in un pomeriggio di dicembre però mi sono imposto di dargli un contenuto, un senso. E un tassello alla volta, c’è stato un momento in cui ho deciso di capire anche come utilizzare al meglio l’intelligenza artificiale per questo progetto. Seguendo la logica imparata in dei corsi che ho seguito in materia, ho trovato non solo un jukebox dove io dico una cosa e lei risponde. Ho immaginato di avere di fronte una persona a cui spiegare qualcosa, ipotizzando che questa persona possa attingere a molte più fonti di quelle che posso raggiungere io per darmi dei feedback. A inizio marzo ho pensato che se avessi dovuto impostare tutto il lavoro da solo, probabilmente ci avrei messo quattro, cinque mesi.

E sulla strada sarai da solo o verrai affiancato da qualcuno?

Adesso sto contattando varie associazioni lungo tutta la dorsale adriatica per raccontare questo viaggio e vedere se hanno voglia di fare qualche kilometro con me. Un esempio è la Fondazione Maruzza, che organizza il Giro d’Italia delle cure palliative pediatriche (GCPP) la cui presidente si è mostrata subito entusiasta. Di occasioni ce ne sono e non penso che farò tanta strada da solo. 

Per maggiori informazioni su V.E.R.S.O. Epic60: www.emozionioltreilgusto.com

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