22 Agosto 2023

Il pioniere del cicloturismo: la storia di Thomas Stevens

Vi siete mai chiesti chi è stato il primo uomo ad aver attraversato il mondo sulle due ruote? Ripercorriamo il lungo e affascinante viaggio dell’antesignano dei cicloviaggiatori.

Da Obes Grandini a Dino Lanzaretti, passando per Francesco Ciullo, Mariano Storti e l’avventura a scopo benefico di Manuele Moretti. Sono diverse le avventure cicloturistiche che in questi mesi abbiamo raccontato. Leggendo le storie dei vari protagonisti si può quasi sognare di essere accanto a loro, mentre in sella alla loro fidata bicicletta attraversano condizioni climatiche avverse, difficoltà, continenti, villaggi sperduti alla ricerca di se stessi, per arricchirsi con le storie delle persone o, semplicemente, perché l’amore per le due ruote è talmente grande da volerlo mostrare a tutto il mondo. Come in tutte le cose, c’è sempre qualcuno che dà il via, che accende la miccia e che fa da esempio agli altri. Ebbene questa è la storia di Thomas Stevens, considerato il primo cicloviaggiatore di sempre. 

La decisione di viaggiare in biciclo

Nato nel 1854 nell’Hertfordshire, una contea a nord-ovest di Londra, da una famiglia di umili origini, Stevens a 17 anni emigrò negli Stati Uniti insieme a un fratello, finendo a San Francisco. Qui si arrangiò con vari lavori, tra cui l’aiuto nella costruzione delle ferrovie e il duro lavoro in miniera. Durante il suo tempo libero, imparò a pedalare su un biciclo, un mezzo di locomozione strano e innovativo noto come “Ordinary” o “penny-farthing” con una grande ruota anteriore e una piccola ruota posteriore.
Ed è in questo preciso istante che tutto iniziò. Nonostante la maggior parte delle persone preferisse tricicli o quadricicli più sicuri e comodi, Stevens nel 1884, all’età di 30 anni, acquistò un biciclo da 50 pollici e lo attrezzò con una borsa da manubrio contenente pochissime cose essenziali. Partì da San Francisco il 22 aprile di quell’anno. Attraversò le montagne della Sierra Nevada, l’Utah e il Wyoming. 103 giorni dopo giunse a Boston, sulla costa est degli Stati Uniti. Circa un terzo del viaggio fu effettuato a piedi, poiché il terreno era spesso accidentato.

Europa e Asia: nuovi orizzonti da esplorare

Inizialmente, l’intenzione di Stevens era di fermarsi sulla costa est americana e passò l’inverno del 1884-1885 a New York, raccontando il suo viaggio con discorsi e scrivendo articoli. Tuttavia la rivista Outing, per cui scriveva, lo finanziò per continuare il suo viaggio. Così, nell’aprile del 1885, Stevens arrivò a Liverpool e organizzò il proseguimento della sua avventura in Europa e in Asia. Stevens racconta nel suo diario, che al momento della partenza dalla città inglese, iniziò a piovere molto forte. Tra la sue attrezzature aveva portato con sé un elmetto militare di colore bianco che aveva adattato anche per la sicurezza in bicicletta. Pedalò attraverso Francia, Germania, l’Impero Austro-Ungarico e quello Ottomano, passando per Vienna, Costantinopoli e Teheran.
Dopo aver incontrato alcune difficoltà in Afghanistan, attraversò il Mar Caspio in nave e il Caucaso in treno, raggiungendo l’India e poi Hong Kong. Il Giappone fu l’ultimo tratto compiuto in biciclo, prima di tornare sulla costa occidentale degli Stati Uniti  il 17 dicembre 1886, due anni e mezzo e 13.500 miglia (circa 21.700 km) dopo la sua partenza. Durante il viaggio, Stevens scrisse continuamente delle lettere all’Harper’s Magazine, da cui nacque un lungo libro di circa mille pagine chiamato Around the World on a Bicycle pubblicato in due volumi, documentando la sua epica avventura.

Le nuove avventure di Thomas Stevens

Dopo il viaggio, Stevens non smise di cercare nuove sfide: si avventurò in Africa, scalò il Kilimangiaro, visitò Egitto, Zanzibar, Russia e India. Si sposò con l’attrice Frances Barnes a Londra nel 1895 e divenne direttore del Teatro Garrick. Morì per un cancro alla vescica e venne sepolto a Londra, ma la sua avventura continua ancora oggi a ispirare ciclisti di tutto il mondo. La sua determinazione e il coraggio nel percorrere il mondo su un biciclo primitivo, senza molta attrezzatura, sono un esempio per chiunque desideri intraprendere un viaggio in bicicletta in solitaria, dimostrando che, con determinazione e passione, niente è impossibile.

Riccardo Magagna

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