Ci sono ciclisti che parlano di watt, tabelle e prestazioni. E poi ci sono quelli che parlano di esperienza. Durante la serata organizzata da Ilaria Galtineri, event manager per il negozio Il Ciclista di Paolo Massignan a Montecchio Maggiore, Omar Martinello ha raccontato il suo mondo fatto di migliaia di chilometri, notti passate all’aperto, gare estreme e lunghi viaggi in bicicletta. Ma soprattutto ha raccontato un modo diverso di vivere la bici. Perché dietro ai numeri impressionanti delle sue imprese c’è una filosofia sorprendentemente semplice: imparare a fare le cose un passo alla volta.
Dalla Veneto Gravel all’ultracycling
Oggi Omar è uno dei nomi più conosciuti dell’ultracycling italiano, ambassador Northwave e volto familiare per chi segue le grandi gare bikepacking internazionali.
Eppure tutto è iniziato quasi per caso. La scintilla è arrivata grazie a Bruno Ferraro, figura storica del movimento ultra italiano. Quella che doveva essere una semplice partecipazione si è trasformata nella scoperta di un mondo nuovo. «Quando mi dissero che c’erano 200 chilometri e migliaia di metri di dislivello non avevo idea di cosa significasse davvero. Pensavo fosse semplicemente una gara lunga. In realtà si è aperto un universo».
Da lì sono arrivate le prime ultra, le prime notti in sella, le prime crisi e le prime grandi soddisfazioni. Oggi Omar ha partecipato a oltre venti gare internazionali, ma continua a ricordare quanto sia importante rispettare i tempi di crescita: «Molti vogliono fare subito il passo più lungo della gamba. Invece bisogna costruire esperienza poco alla volta».
La Seven Serpents e l’incontro con l’orso
Tra le gare più recenti c’è la Seven Serpents, una delle prove bikepacking più impegnative d’Europa, tra Italia e Balcani: da Slovenia, per la Croazia fino a Italia. Mille chilometri e circa diciottomila metri di dislivello affrontati in poco più di due giorni, con appena tre ore e mezza di sonno. Un’esperienza intensa, ma non è il risultato sportivo il ricordo che gli è rimasto più impresso.
Dopo anni passati ad attraversare i boschi sloveni con una campanella anti-orso appesa alla bici, quest’anno l’incontro è finalmente avvenuto: «In una discesa veloce mi sono trovato un orso davanti all’improvviso. Ho frenato di colpo, lui si è spaventato ed è scappato. È durato pochi secondi, ma è stato uno di quei momenti che non dimentichi».
Dormire poco, mangiare tanto
Quando si parla di ultracycling, molti immaginano soltanto la componente fisica. In realtà, ascoltando Omar Martinello, emerge chiaramente come la vera sfida sia la gestione di tutto il resto. Il sonno, innanzitutto: «Nelle gare lunghe devi imparare a dormire bene anche quando dormi poco. Per questo il setup per il riposo è fondamentale». Materassino, coperta termica, un posto riparato dove chiudere gli occhi per qualche ora. Dettagli che possono fare la differenza tra continuare a pedalare o ritirarsi. E poi c’è il cibo.
Durante una ultra non esistono programmi perfetti. Si mangia quello che serve, quando serve. Barrette, gel, panini, supermercati aperti nel cuore della notte. Il corpo consuma così tanto che il problema non è mangiare troppo, ma riuscire a mangiare abbastanza: «Alla Seven Serpents credo di aver mangiato qualsiasi cosa trovassi. A un certo punto il cibo ti stanca, ma se smetti di mangiare smetti di andare avanti».
La lezione più importante: non avere fretta
Tra tutti i messaggi emersi durante la serata, ce n’è uno che vale ben oltre il mondo delle gare. Omar insiste spesso sul fatto che l’ultracycling non sia riservato a una ristretta élite di fenomeni. Non si diventa ultracyclist dall’oggi al domani. Si cresce gradualmente.
Prima un’uscita lunga. Poi una notte fuori. Poi due giorni in autonomia. Poi, forse, una gara: «Se qualcuno vuole iniziare, il mio consiglio è semplice: parti da casa e imponiti di tornare il giorno dopo. Dormi fuori, arrangiati, affronta i piccoli problemi. È lì che impari davvero». Una filosofia che sembra quasi andare controcorrente in un’epoca in cui tutto deve essere immediato.
Oltre la competizione
Dopo anni di gare estreme, Omar sente che qualcosa sta cambiando. L’agonismo continua a piacergli, ma cresce anche il desiderio di tornare alla dimensione più pura dell’avventura.
Tra i sogni nel cassetto c’è il leggendario Tour Divide, la madre di tutte le gare bikepacking americane. Ma anche grandi percorsi da affrontare senza cronometro, semplicemente per il piacere di attraversarli: «Le gare mi hanno insegnato molto. Mi hanno aiutato a capire chi sono. Però oggi sento anche il desiderio di fare qualcosa senza la pressione del risultato». Forse è proprio qui che si trova il filo conduttore della serata. Non nei chilometri percorsi, nei podi o nei record. Ma nella capacità di trasformare ogni esperienza, anche la più dura, in un’occasione per conoscersi un po’ meglio.
E, magari, scoprire che i propri limiti sono più lontani di quanto si pensasse.
Quando un negozio diventa un luogo di incontro
La serata del 16 giugno ha confermato come realtà indipendenti come Il Ciclista di Paolo Massignan, a Montecchio Maggiore, possano diventare veri punti di riferimento per la comunità ciclistica locale. Non soltanto un negozio dove acquistare una bicicletta o un accessorio, ma uno spazio in cui condividere esperienze, ascoltare storie e lasciarsi ispirare da chi la bici la vive davvero.
L’incontro, organizzato in collaborazione con Northwave e condotto da Ilaria Galtineri, ha richiamato appassionati di ogni livello, dai curiosi che si affacciano per la prima volta al mondo del bikepacking fino ai ciclisti più esperti. In un clima informale, accompagnato da una birra e da molte domande dal pubblico, Omar Martinello ha trasformato una semplice serata tra appassionati in un viaggio attraverso alcune delle gare endurance più affascinanti del panorama internazionale.
In un’epoca in cui gran parte delle informazioni passa attraverso i social e gli schermi, ritrovarsi dal vivo ad ascoltare racconti di strada, errori, paure e successi conserva ancora qualcosa di speciale. Ed è forse proprio questa la forza di iniziative come quella organizzata da Paolo Massignan: creare occasioni di incontro autentico attorno a una passione comune.
La sensazione, uscendo dal negozio a fine serata, era che il vero valore dell’incontro non fossero soltanto i numeri delle gare o i chilometri percorsi. Era piuttosto la possibilità di confrontarsi con qualcuno che, attraverso la bicicletta, ha scelto di esplorare i propri limiti e il mondo.
Un’occasione resa possibile dall’impegno di realtà come Il Ciclista, grazie a Ilaria Galtineri e Northwave, che continuano a investire non solo nello sport, ma anche nella cultura del viaggio e della condivisione.