Ben ritrovati cari lettori e care lettrici, ad un nuovo appuntamento con il Diario di una neofita. Se ve lo state chiedendo, sì, sto ancora pedalando, anche se ad un ritmo molto blando, senza avventurarmi su sterrati troppo tecnici, né tantomeno dislivelli eccezionali. Salgo in sella, mi godo la primavera che timidamente si sta facendo spazio e metto un po’ di ordine ai pensieri. Tuttavia, prima di macinare quei (seppur pochi) chilometri, è stato necessario sistemare la mia messa in sella. Come probabilmente qualcuno di voi ricorderà, infatti, qualche mese fa ho fatto conoscenza con una nuova compagna di avventure: LAMIA n°93. Realizzata (e soprattutto customizzata) da Alberto Battaglia, di PALU Bicycles, questa bicicletta è venuta con me a conoscere gli specialisti del bikefitting Alex Rocchetti e Fabio Parolin, di High Performance Lab. Lo studio si trova a Marostica, ed è un hub che fonde servizi prettamente meccanici (riparazioni e bike fit) e punto vendita. Una volta caricata la bici in macchina, dunque, ho raggiunto i ragazzi per un check-up completo e per risolvere alcuni dubbi sorti durante i primi test con il mio nuovo mezzo.
Oltre al corretto posizionamento e alla visita antropometrica, di cui vi farò un breve recap, Alex e Fabio ci hanno aiutato a capire quali sono gli errori più comuni che si mettono in atto quando si sale in sella, soprattutto se si tratta di una nuova bici. Inoltre, hanno condiviso con noi alcuni consigli fondamentali, per un’esperienza sulla bici positiva e consapevole.
“Il bikefitting è un processo”
La prima cosa che i ragazzi di HPL mi hanno detto, mentre mi raccontavano del loro lavoro, è stato esattamente questo: “il bikefitting è un processo”. Non si può, dunque, pensare che una singola visita possa essere esaustiva. Un primo appuntamento permette ai biomeccanici di fare delle valutazioni antropometriche iniziali, funzionali all’ottimizzazione del posizionamento in sella. Il nostro corpo, però, è una macchina in continuo movimento, che si adatta, con il giusto tempo e un’adeguata attenzione, a qualsiasi condizione, puntando sempre al comfort. Se, quindi, attraverso un primo bike fit viene modificato l’assetto in bici, sistemando, per esempio le tacchette delle scarpe o cambiando altezza e pendenza della sella, è fondamentale lasciare al ciclista il tempo di adattare la propria postura a questo nuovo setup e, successivamente, tornare in studio a valutare miglioramenti o eventuali nuovi assestamenti.
Questo è quanto ho fatto anche io: non solo perché salivo in sella ad una nuova bici, con geometrie peculiari e caratteristiche differenti rispetto a quelle della bici di Liotto, ma anche perché, con il tempo, il posizionamento in sella che il mio corpo richiede è cambiato, si è fatto meno “neofita” e, seppur di poco, più sicuro e performante.
Bike fit da High Performance Lab
“Il bikefitting inizia con un’antropometria corporea del soggetto – mi spiega Fabio –. Tramite una particolare telecamera andiamo a svolgere una scannerizzazione del tuo corpo, in modo tale da prendere quelle che sono le distanze acromion claveari, la larghezza del bacino, il diametro delle cosce. In secondo luogo, andiamo a rilevare le misure del piede, punto nevralgico della propriocezione e, per questo, elemento fondamentale di una buona postura (in sella e non). Incrociando questi dati avremo una prima indicazione su quella che potrebbe essere la componentistica ideale per il soggetto quando deve utilizzare la propria bici. Si tratta, chiaramente, di dati iniziali, che ci permettono di avere un’idea di partenza, e andranno poi esaminati a seconda delle esigenze e della posizione che si andrà a studiare per il ciclista. La fase successiva è data dallo svolgimento di alcuni test fisici a corpo libero, per individuare eventuali problematiche muscolo-scheletriche”.
Constatato che, oltre ad avere una rigidità muscolare dovuta al fatto che faccio poco stretching (male, malissimo), grossi problemi non sono stati riscontrati, la messa in sella può procedere regolarmente.
LEGGI ANCHE: Diario di una neofita: il racconto step by step per diventare gravellista
Una questione di angoli
Grazie all’analisi antropometrica fatta dalla macchina, è possibile cogliere le indicazioni sul posizionamento delle tacchette. È proprio dalla scarpa e dal suo assetto sul pedale che deriva la corretta messa in sella. “È tutta una questione di angoli – mi spiega Alex –. Ce ne sono alcuni imprescindibili, da conoscere e da rispettare. Come, per esempio, quello del ginocchio (si tratta di un range che va da 140 a 145 gradi di norma, nel punto di massima spinta della gamba), fondamentale per definire l’altezza sella, il posizionamento del bacino sulla sella e quello della tacchetta. La spinta del piede, inoltre, non deve arrivare né dalla punta del piede, né dal tallone, bensì grazie ad un altro angolo importante, quello tra piede e tibia, che in genere va da 90 a 100°.
Infine, grazie ad un corretto angolo tra busto e braccio, che si aggira attorno agli 80° di apertura, è possibile acquisire una maggiore uniformità su tutta la sella, così come una posizione più confortevole a livello di distensione della schiena.
Quali sono gli errori più comuni che notate durante le vostre visite?
- Un primo errore che rileviamo, anche solo guardando la postura della persona che viene da noi, è l’altezza sella. Questa è direttamente correlata all’angolo del ginocchio, un parametro cruciale durante la pedalata, nonché elemento fondamentale per ottimizzare la biomeccanica, il comfort e l’efficienza. Un settaggio idoneo previene sovraccarichi tendinei e articolari. Al contrario, l’angolo troppo chiuso causa stress alla rotula accentuando possibili sintomi femorali/rotulei. Angoli eccessivamente aperti, invece, espongono i tendini posteriori a tensioni anomale e riducono la fluidità di spinta.
- Un secondo errore comune è l’arretramento della sella, noto come set back, che influisce in modo significativo sul bilanciamento del peso tra la parte anteriore e posteriore del ciclista. Un arretramento non adeguato può provocare sovraccarichi, in particolare sull’articolazione del ginocchio, oltre a causare fastidi alla schiena e al bacino.
- Un terzo errore che notiamo nelle persone che vengono da noi, sono l’attacco e la piega manubrio non corretta. Questi due fattori influenzano il comfort della parte superiore del corpo, l’aerodinamica e anche il controllo. Una posizione più schiacciata riduce la resistenza all’aria ma può diventare meno sostenibile nel lungo periodo, se non si adatta alla flessibilità e alla forza del core del ciclista.
Un quarto errore è un’errata inclinazione della sella. Tendenzialmente siamo abituati ad avere una sella posizionata in bolla, quindi con angolo vicino allo 0. Recenti studi hanno rivelato che posizionandola con angolo negativo l’assetto è più proficuo per l’anteroversione del bacino.
5 consigli per una postura perfetta in gravel
- Regola l’altezza della sella: la sella deve essere sistemata in modo tale che il ginocchio possa lavorare in modo corretto evitando sovraccarichi a livello articolare.
- Imposta una corretta inclinazione della sella, così da evitare la retroversione del bacino, o di scivolare troppo anteriormente.
- Sistema la posizione delle tacchette: una corretta posizione della tacchetta permette di spingere sui pedali in maniera corretta ed evitare sovraccarichi articolari che si possono ripercuotere sul ginocchio.
- Controlla la distanza sella-manubrio, in modo tale da permettere alle vertebre della colonna di potersi distendere ed evitare sovraccarichi.
- Trova il giusto dislivello tra sella e manubrio, per far sì che tu possa avere un buon equilibrio tra la parte anteriore del corpo e la parte posteriore in appoggio sulla sella.
Grazie alla visita biomeccanica effettuata da Alex e Fabio, ora la mia postura in sella è decisamente migliorata. Dopo aver alzato la sella, fatto avanzare manubrio e abbassato le leve del cambio ho subito notato alcuni benefici:
- alla schiena, perché la posizione più morbida e allungata, permette un miglior bilanciamento avantreno/retrotreno;
- alle braccia, che non sono più rigide e in tensione e possono ammortizzare le vibrazioni;
- alle mani, che non subiscono più lo scarico delle sollecitazioni del terreno e non si intorpidiscono più.
Il bike fitting, dunque, non solo è un appuntamento da non sottovalutare, se si vuole bene al proprio corpo, ma è anche un impegno da mantenere nel tempo, con un ritmo cadenzato e continuo. “Fondamentale, dunque – concludono quasi all’unisono i due specialisti – è ascoltare sempre i campanelli d’allarme: dolori o, “semplici” tensioni muscolari, potrebbero essere sintomo di una messa in sella scorretta o che necessita aggiornamenti e modifiche da parte di una figura esperta”.