Lo so, lo so. Sono sparita. Ma posso tranquillizzarvi dicendovi che no, non sono caduta in nessun burrone durante una gravellata in montagna; e non sono neppure partita per un ciclo-viaggio ai confini del Pianeta Terra. Sono sempre rimasta qui, fra pedalate ristoratrici (nessuna impresa eroica, solo qualche manciata di chilometri nel weekend) e lo schermo del mio pc, pronta a raccontarvi storie, percorsi, eventi e novità del mondo gravel, nelle quali mi imbatto ogni giorno. La primavera, però, è ormai quasi alle porte e con lei anche un clima sempre più mite. Talmente mite che dalla “regia” mi hanno sollecitata ad andare alla ricerca di una nuova bicicletta per tornare a raccontare le avventure da neofita.
È così che un giorno, scrollando un pò sconfortata il feed del mio instagram (che ormai è pieno zeppo di contenuti sul gravel e di gente in sella), mi sono imbattuta in quella che sembrava una vera e propria officina per gravel bike. Una insolita, però: colori pastello, geometrie particolari, foto e video indubbiamente realizzati da un occhio e una mano giovani e smart. Incuriosita, sono entrata nel sito ufficiale per dare un volto a quello che stavo stranamente guardando con una sorta di ammirazione (ripeto, molto strano da parte mia che le bici, fino ad un anno fa, non le sopportavo nemmeno in televisione). E vi dirò di più. Buttando l’occhio fra i contatti ho pure scoperto che questa sorta di officina ha sede a pochi km da casa mia. Dovevo cogliere l’occasione, dunque, e contattarli subito. È bastata una chiamata per capire che c’era del feeling e che questo avrebbe potuto generare delle cose molto interessanti, così eccomi a raccontarvi un nuovo capitolo di quest’incredibile avventura del Diario di una neofita, affiancata da PALU Performance Bicycles.
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Un sogno in valigia, da Londra a Bassano del Grappa
Ci diamo appuntamento ad un martedì di fine gennaio soleggiato, ma freddissimo. Arrivo a San Giuseppe di Cassola, un tranquillo paese a pochi minuti da Bassano del Grappa, dove mi aspettano due fratelli, Alberto e Edoardo Battaglia. Mentre sorseggiamo una tazza di tè africano bollente, preparato con una speciale ricetta di famiglia, Alberto inizia a raccontarmi l’origine del progetto, l’origine di PALU. Come ogni favola che si rispetti, tutto nasce dall’amore. L’amore per il luogo dove si è nati e cresciuti. La passione per un’attività che alleggerisce dal peso di una frenetica routine. La storia che sta dietro a questo giovane brand ha tutte queste caratteristiche. Famiglia, radici e biciclette, infatti, sono componenti che, montati assieme, danno forma a PALU Performance Bicycles. Si tratta di un progetto nato poco prima dello scoppio della pandemia di Covid-19, e fondato, in primissima battuta lontano dalle colline bassanesi, a Londra. È proprio nella capitale del Regno Unito che a quell’epoca Alberto lavora come barbiere, cercando di domare l’indole da ciclista, sport che per anni ha praticato a livello agonistico e che non smette di fare capolino fra gli impegni della sua nuova vita. In città, per necessità di spostarsi da casa al salone, riesce a muoversi sulle due ruote e ben presto si rende conto delle potenzialità (extra agonistiche) di quel mezzo, tanto comodo quanto versatile. Mette mano spesso alla sua bicicletta, per installare dei supporti per scomodi borsoni e per i materiali che ha bisogno di trasportare giornalmente e inizia, così, ad immaginare PALU, dapprima rivendendo biciclette d’alta gamma di altri marchi e poi realizzando un proprio personale modello. Dopo dieci anni all’estero, Alberto torna in quel di Bassano e, finalmente, vede compiersi il sogno che da sempre lo lega all’amato nonno, anch’esso ciclista appassionato: una bici che porta la sua firma. Una bici realizzata proprio “pa’ lu”, espressione in dialetto veneto che tradotta significa “per lui” e che ha dato origine al nome del brand.
La gravel bike secondo PALU
“La prima cosa che ho fatto è stata ricercare un telaio in fibra di carbonio che fosse professionale, quindi leggero e reattivo, e allo stesso tempo che desse l’opportunità di agganciare borse su portapacchi, rendendo la bici ideale anche per fare bikepacking tour”, mi spiega Alberto con occhi sognanti, mentre gesticola sopra ad un coloratissimo esemplare in realizzazione. A me più che una bicicletta, sembra un’opera da esposizione e penso: dopo tutto questo lavoro di verniciatura e dettagli, sporcarla di fango è un crimine!
Il modello base, su cui poi vengono fatte tutte le modifiche, è uno solo, con ben otto colorazioni differenti disponibili da catalogo. Ogni match di tinta è creato ad hoc, per andare incontro ai gusti di tutti. Ognuno, poi, avrà modo di dare libero sfogo alla fantasia attraverso l’ampia possibilità di customizzazione. Sembra quasi un gioco: seguendo alcune semplici linee guida si ha l’opportunità di arricchire la propria bicicletta ed esprimere tutto il proprio gravel-style attraverso rifiniture, effetti, contrasti e sticker.
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LAMIA n°93
Dopo avermi mostrato alcuni dei modelli PALU già venduti, arriva finalmente il momento di vedere quella che sarà, almeno per un periodo, LAMIA compagna di avventure. No, non è un refuso quello che avete notato, bensì il nome di battesimo di questa slanciatissima bicicletta. Si chiama, appunto, LAMIA n°93. Dovete sapere, infatti, che Alberto ha deciso di numerare tutti gli esemplari che realizza. Questo può sembrare un dettaglio di poco conto, prettamente estetico, invece io trovo che vi sia un motivo ragionato (e decisamente romantico): quello di richiamare il modo di lavorare, lento, ma attento e appassionato degli artigiani di una volta. Insomma, prediligere la qualità alla quantità.
LAMIA n°93 è una bici 100% in fibra di carbonio, allestita con un gruppo 1x monocorona per una guida facile e intuitiva. I cavi sono completamente integrati, e questo consente in primis maggiore aerodinamicità, rendendo la bici più elegante e dalle linee pulite. I cerchi montati sono anch’essi in carbonio e vi è ampia possibilità di agganciare portapacchi in tutto il telaio.
Alberto mi lascia fare una veloce conoscenza con il mezzo: la prima cosa che noto (ma di cosa ti stupisci, Alice? – mi dico – è fatta in carbonio, sarebbe strano il contrario) è la sua leggerezza. Con un balzo ben poco elegante monto in sella e faccio due pedalate: mi sembra di essere tornata un po’ bambina, con tutti quegli occhi puntati addosso mentre cerco di non cadere, però ammetto che si tratta di una bici davvero user-friendly. Mi piace, ed esteticamente è davvero cool!
Perché “DefinItaly”?
Fun fact (che io trovo geniale): su tutto il telaio Alberto ha attaccato alcuni sticker con delle frasi o delle parole semplici, ma sarcastiche. Anche in questo caso, non si tratta di mera estetica. Sono giochi linguistici che appartengono alla personalità di Alberto e che allo stesso tempo descrivono la bici e il progetto PALU nella sua interezza. Uno di questi è proprio il misspelling di “definitely”, avverbio molto usato dagli anglofoni e che in italiano potremmo tradurre come “assolutamente, decisamente, senza dubbio”. Quest’affermazione, si mescola (sia a parole che a fatti) con la garanzia del Made in Italy. Essendo il telaio realizzato in Cina, questo “defin-Italy” vuole enfatizzare tutta la parte della lavorazione fatta nell’officina di Alberto, ovvero quella finale, di assemblaggio, verniciatura e customizzazione.
Con una bici del genere, forse (forse) potrei addirittura iscrivermi ad un altro evento gravel… facciamo che ci penso, intanto porto LAMIA n°93 a vedere le mie amate colline di Breganze.
Il prossimo step, ora, è quello di organizzare una nuova visita biomeccanica, così da capire se è necessario aggiustare qualche misura e per farmi dare dei consigli sulla messa in sella più corretta. Prima di partire per tornare in ufficio riguardo la bici, che ora si trova ben distesa nel bagagliaio della mia macchina, e non posso non notare un altro dei famosi sticker ironici di Alberto. Questo recita: “se hai una bicicletta del genere è molto gravel”. E io per un attimo mi sento proprio così.